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Poca prevenzione, segnali poco chiari, cure tardive: per le donne l'infarto è più pericoloso

Sintomi diversi, spesso più sfumati. Meccanismi specifici che tolgono sangue e ossigeno al miocardio, ingannando gli esperti. Trattamenti che arrivano più tardi. Ecco perché cuore e arterie femminili sono in pericolo
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Arrivano più tardi alle cure, quando si sa che il fattore tempo è fondamentale in caso d'infarto per ridurre i rischi di mortalità e deficit a distanza. Sono meno seguite sul fronte della prevenzione. Tendono a sottovalutare i sintomi, magari perché convinte, erroneamente, che l'ombrello degli ormoni le protegga dai rischi di aterosclerosi. E non si rendono conto del rischio. Se è vero che durante il periodo fertile della loro vita le donne sono davvero a minor rischio di sviluppare malattie cardiovascolari rispetto all'uomo, fatte salve ovviamente eventuali patologie congenite o metaboliche, è innegabile che questa protezione scompare dopo la menopausa, quando gli ormoni femminili estrogeni vengono meno. Così succede che le donne sviluppino malattie cardiovascolari con circa dieci anni di ritardo rispetto agli uomini, ma quando succede avviene in maniera più grave.

Donne meno attente al dolore

Al lungo elenco di studi che disegnano una netta differenza di genere si aggiungono due ulteriori rilevazioni scientifiche. E quanto emerge preoccupa. Una ricerca pubblicata su Journal of American College of Cardiology mostra che nelle donne che manifestano un dolore toracico acuto, sintomo di un possibile infarto, si tende ad avere una minor attenzione al trattamento del dolore stesso. E a volte si arriva a richiedere meno frequentemente rispetto agli uomini un elettrocardiogramma ed esami approfonditi. Lo studio è stato realizzato in Australia su oltre 250.000 persone ed è stato coordinato da Dion Stub, del The Alfred Hospital di Melbourne.

L'infarto

Dall'indagine emerge anche un possibile incremento della mortalità dopo infarto con sopraslivellamento del tratto ST nella popolazione femminile. Come se non bastasse, un'altra ricerca apparsa su JAMA Surgery (autore principale Mario Gaudino della Weill Cornell Medicine di New York) mostra che dopo l'impianto di un by-pass delle coronarie, la mortalità operatoria risulta significativamente più alta tra le donne rispetto agli uomini, in una condizione generale che rivela esiti peggiori per il genere femminile. Lo studio ha preso in esame le informazioni di una banca dati di quasi un milione e 300.000 persone sottoposte all'intervento chirurgico. Oltre ad far rilevare nelle donne una più elevata probabilità di decesso legata all'operazione, nella popolazione femminile è risultato maggiore anche il rischio di eventi avversi a distanza.

Si sottovalutano i rischi

La differenza di genere non è certo recente. Già nel 1991 Bernardine Healy, cardiologa e prima direttrice donna dell'NIH, gli Istituti Nazionale di Sanità Usa, aveva confrontato l'approccio diagnostico-terapeutico a seconda del genere. Ed aveva rilevato come le donne venivano sottoposte in una percentuale significativamente minore rispetto ai soggetti di sesso maschile agli accertamenti strumentali diagnostici e ai trattamenti raccomandati per l'infarto miocardico. Insomma, esiste un bias che rende la diagnosi ed il trattamento delle malattie cardiovascolari nella donna un processo più complesso rispetto ai procedimenti standard che si mettono in atto per gli uomini.  

"Probabilmente esiste una scarsa conoscenza da parte del medico degli aspetti peculiari delle malattie cardiovascolari che colpiscono il sesso femminile - segnala Savina Nodari, docente di Cardiologia all'Università di Brescia. D'altra parte le donne stesse hanno una scarsa consapevolezza del loro rischio cardiovascolare come un qualcosa che merita la loro attenzione per effettuare una efficace e precoce prevenzione cardiovascolare e, generalmente, non ritengono che la prima causa di mortalità sia rappresentata, come per l'uomo, da queste patologie, ma si preoccupano più del tumore al seno o all'utero". Risultato: si tende a sottovalutare i sintomi, ad accettare con meno favore di sottoporsi a visite mediche o di attenersi a prescrizioni terapeutiche, essendo poco consapevoli che la prima causa di morte anche nel sesso femminile è rappresentata da queste patologie.

I sintomi dell'infarto possono ingannare

Se per il maschio l'infarto si presenta più frequentemente con il classico dolore al torace, alla spalla e al braccio, nella donna i sintomi possono più facilmente essere diversi. E quindi non si pensa al cuore e alle arterie. "Il dolore può essere d'intensità minore, e, più frequentemente rispetto all'uomo, si manifesta con caratteristiche atipiche, sia per localizzazione che per qualità - riprende l'esperta. Può essere di tipo urente, ovvero come bruciore e può essere localizzato non al centro, ma lateralmente nel torace. Più frequentemente è irradiato in localizzazioni meno comuni. Inoltre il dolore irradiato può essere più intenso del dolore toracico, tanto che può essere l'unico sintomo riferito spontaneamente dalla donna".

Come se non bastasse, più spesso nella donna compaiono forme più rare di dolore toracico ad origine coronarica, come ad esempio l'angina microvascolare, che è una forma di dolore toracico secondario a disfunzione del microcircolo cardiaco, e non dovuto a stenosi critica di una o più arterie coronarie, ovvero le arterie principali che irrorano il cuore. "In questo caso è stato ipotizzato che una carenza di estrogeni, ovvero degli ormoni sessuali femminili, possa avere un ruolo nel determinare una maggior incidenza nella donna di eventi ischemici miocardici, in assenza di una malattia aterosclerotica coronarica evidenziabile alla coronarografia - fa sapere Nodari".

Non si arriva alla diagnosi

Le forme meno tipiche di malattia delle coronarie portano spesso a sottovalutare la situazione. "Negli studi si è osservata una minore tendenza da parte dei medici di prescrivere visite cardiologiche, esami del sangue ed indagini strumentali alle donne che si presentano per disturbi sospetti per malattia cardiaca: tutto questo porta ad una sottodiagnosi e quindi ad un sottotrattamento delle patologie cardiache nel sesso femminile - è il richiamo della Nodari". Come se non bastasse le donne colpite da infarto miocardico acuto hanno un maggior rischio di rimodellamento miocardico: il cuore, dopo un danno ischemico acuto, si "rimodella" cioè si adatta in maniera sfavorevole alla sua funzione ottimale. "Purtroppo le donne tendono a ricevere in minor misura prescrizioni per farmaci fondamentali nella terapia di questa condizione, come ad esempio beta-bloccanti e statine - commenta la studiosa".

Più formazione e informazione

Visto che anche sul fronte delle terapie potrebbe esistere una sostanziale carenza di informazioni a supporto dell'efficacia di alcuni trattamenti nelle donne (negli studi clinici, grazie ai quali viene provata l'efficacia dei trattamenti farmacologici su cui sono basate le raccomandazioni contenute nelle Linee Guida Internazionali, le donne sono meno rappresentate) occorre impegnarsi di più nella ricerca. Tre i punti principali sotto esame.

"Occorre migliorare la formazione della classe medica in termini di differenze di genere in ambito cardiovascolare, colmare le carenze conoscitive attraverso la realizzazione di studi dedicati alla malattia cardiovascolare nel sesso femminile, aumentare la consapevolezza delle donne di essere esposte ad un elevato rischio cardiovascolare nella peri-menopausa e della necessità di correggere i fattori di rischio precocemente, per ridurre la probabilità di andare incontro a eventi cardiovascolari dopo la menopausa - conclude Nodari". La sfida è lanciata. Ma solo con strategie di screening mirato per il sesso femminile e con ambulatori dedicati si potrà giungere a quella parità sul fronte delle malattie cardiovascolari che tutti auspicano, ma che non è ancora stata raggiunta.