Gli archivi diventano digitali: le pratiche edilizie si fanno online

Una mole che supera abbondantemente il milione di documenti cartacei da digitalizzare per rendere moderno e accessibile anche da remoto l'archivio del Comune di Padova. Una pubblica amministrazione efficiente passa anche dallo sforzo di abbandonare i faldoni cartacei, catalogati minuziosamente per evitare il rischio di non trovare le informazioni, e passare a un archivio digitale in cui da remoto chiunque può trovare i documenti che cerca. Anche questa un'infrastruttura, non materiale, che però è essenziale al nostro Paese. «La necessità di questo progetto è nata durante un incontro tra istituzioni e professionisti del territorio che era stato fatto lo scorso dicembre per capire proprio quali fossero le azioni più urgenti che l’amministrazione avrebbe dovuto mettere in campo per innovare i propri servizi», spiega Carlo Pasqualetto, delegato del sindaco all’innovazione. Così è emerso che a causa del numero di richieste di informazioni per il 110% che viene inviato all'ufficio per l'edilizia privata del Comune di Padova i tempi di risposta sono esplosi e sono diventati lunghissimi, anche tre mesi. Quindi è stato promosso un incontro con il sindaco di Padova, Sergio Giordani, e con l'assessore all'edilizia privata, Antonio Bressa, per avviare la digitalizzazione dell'archivio grazie a un primo stanziamento di 1,2 milioni. Lo scopo è consentire, ad esempio, attraverso un'unica piattaforma online, il download delle pratiche edilizie e dei dati catastali in modo che ciascuno può farlo in autonomia. Questa è solo una prima fase: in totale il Comune vuole investire 7 milioni per eliminare la burocrazia cartacea. Un processo che ha bisogno di due anni per essere realizzato, mentre «già tra 12 mesi si dovrebbero vedere i primi risultati sulla digitalizzazione degli archivi», auspica Pasqualetto.

«Siamo soddisfatti della decisione del Comune - dice Lorenzo Todeschini, presidente dei notai di Padova -, con i colleghi delle altre professioni, avevamo invocato un tale intervento di modernizzazione degli archivi, la cui necessità è stata resa più evidente proprio dalla crisi pandemica, ma che ritenevamo comunque una scelta non prorogabile per un’amministrazione efficiente che volesse fornire servizi adeguati alla cittadinanza».

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