Super Green Pass, la scelta dei controlli soft

Verifiche a campione dai ristoranti ai bus ma poche multe. Record di certificati scaricati per il debutto delle nuove regole: 1,3 milioni

Ecco, è successo. Occhi puntati su Piazzale Flaminio a Roma. Erano le otto di ieri mattina, l’ordine era arrivato direttamente dalla prefettura: «I controlli vanno fatti soprattutto all’uscita dei mezzi pubblici, in modo da non rallentare il traffico e da non esasperare i viaggiatori in regola». E così, proprio lì, all’uscita, aspettavano gli agenti della polizia municipale, coordinati dal vicecomandante Stefano Napoli. Era lunedì, l’ora di punta. Sarebbe stato letteralmente impossibile fermare tutti. Infatti, lo chiamano «controllo a campione»: uno ogni tanto. Quando è spuntato dalla metro, fra gli altri, un signore di cinquant’anni, trafelato come tutti, gli agenti gli hanno domandato il Green Pass. E lui, gentile: «Scusate, non sono pronto per questo genere di controllo. Ma vi giuro che voglio farmi il vaccino. Ho già prenotato l’appuntamento e…». Multa da 400 euro, ridotta a 280 se pagata entro cinque giorni. Ecco, è successo. Eppure sarebbe un errore fare di questo caso, il primo caso di multa per mancata vaccinazione, il senso della giornata di ieri.

Al contrario. Non è stato il giorno della resa dei conti. Non è stato neppure quello della rabbia degli irriducibili. Cioè che è successo in Italia si può interpretare in due modi diametralmente opposti. Da un lato, è emerso nitidamente che moltissime persone sono consapevoli dell’importanza di vaccinarsi, e infatti sono vaccinate, e già da mesi viaggiano sui treni a alta velocità e vanno a lavorare e vanno nei ristoranti e mostrano il Green Pass, come adesso sono pronte a mostrarlo anche sulla metro o ovunque gli verrà richiesto. Queste persone lo fanno perché ritengono che il controllo sia innanzitutto a tutela di loro stesse. È l’Italia responsabile. Quella che non fa notizia. L’Italia che non va nei talk show. Ieri, per la prima volta, è emersa la maggioranza.

A Torino nemmeno una multa. A Potenza un solo trasgressore su tutti i pullman regionali in arrivo nel capoluogo. A Venezia 15 multe nella quantità dei vaporetti. A Roma: 10 contravvenzioni su 4300 controlli alle ore 18. E poi Trieste, Trieste già città considerata patria dei No Vax: su 314 passeggeri controllati 5 multe. Molte persone hanno chiesto esplicitamente di mostrare il Green Pass. Alcuni erano cittadini anziani, stanchi e preoccupati. Chiedevano platealmente quel controllo come per rompere un tabù: Trieste capitale anche dei Sì Vax. Ieri è emerso il senso del dovere, la regola più dell’eccezione.

Ma c’è anche un altro modo di considerare la prima giornata del cosiddetto Super Green Pass, che altro non è se non una stretta sui negazionisti del Covid. La scelta del governo è stata chiara, seppure non esplicitata: non forzare, non esasperare, non alzare il livello della tensione. Calma. Dicevamo dei controlli a campione, principalmente all’uscita dei mezzi pubblici. Ma erano ancora più indicative le parole pronunciate da un agente della questura di Milano: «Non repressione, ma prevenzione. È quello che dobbiamo fare».

Era questo il mandato. Nel concreto, ecco cosa succedeva alla Stazione Centrale: esattamente lì, dove da mesi già ti veniva misurata la febbre e chiesto il biglietto per l’alta velocità, nel varco prima dell’accesso ai binari, ieri era obbligatorio esibire anche il Green Pass. Fine. Come un titolo di viaggio. Né più né meno. Biglietto e vaccino. Controllare prima, piuttosto che litigare per far scendere un passeggero sprovvisto dopo. Era questo il senso della prevenzione. Ma davvero è andato tutto liscio? «A Roma nessun problema, nessuna aggressività. Quelle dieci multe sono state fatte senza problemi di sorta. È stata una giornata pacifica», spiegavano alla centrale dei vigili urbani.

Ci sono stati alcuni casi limite. Lo è sicuramente quello di un ragazzino di 12 anni appena compiuti e non ancora vaccinato controllato su un pullman a Firenze. «Incongruenze che forse si potranno superare», ha detto il sindaco Dario Nardella. In Sicilia una donna con doppia dose di vaccino che, tuttavia, non era riuscita a scaricare il Green Pass, non è stata fatta salire sul pullman che collega Lercara Friddi a Palermo. Sono intervenuti i carabinieri, lunghe discussioni, fino a quando il bus è partito con mezz’ora di ritardo, ma senza di lei. A Catania una studentessa fuori sede è stata bloccata mentre saliva sul pullman perché senza certificazione, che in effetti ancora non aveva nonostante avesse fatto la prima dose di vaccino e fosse in attesa della seconda. Valga per molti lo sfogo di un passeggero sul traghetto in servizio nello Stretto di Messina: «Ora andrò a farmi il tampone, ma da domani mi faccio il vaccino: non è possibile sostenere la spesa di un tampone al giorno. Ormai è come ci fosse l’obbligo». Forse questo, esattamente questo, è il senso della giornata.

Ieri a Torino sono state notificate 150 sanzioni conseguenti all’ultima manifestazione No Vax di sabato. Ma poi il lunedì è filato liscio. Senza guai. Quasi sotto traccia, si potrebbe dire un lunedì di ordinario affanno. «Nella prima giornata di applicazione delle nuove regole sul Green Pass, non sono state rilevate particolari flessioni rispetto al numero di passeggeri del servizio di trasporto pubblico» hanno spiegato alla Gtt. Non sono cambiate le abitudini dei torinesi. Lo spauracchio dei nuovi controlli non le ha modificate. «Le presenze sui nostri mezzi urbani e suburbani si sono attestate al 70-80% negli orari di massima affluenza, senza peraltro superare i limiti imposti dalle norme vigenti». Stessi viaggiatori. Stessi mezzi quasi zeppi. E poi un «approccio soft», così è stato definito a Torino quello del primo giorno di super controlli.

Ma c’è il problema dei controllori. Lunghe code a Napoli ai tornelli della linea 1 della metropolitana, treni affollati come sempre nelle ore di punta lungo la tratta da Piscinola a Piazza Garibaldi. Venti squadre messe in campo dall’azienda dei trasporti di Milano, per un totale di quaranta addetti. Eppure, nonostante lo sforzo, resta evidente la sproporzione fra le forze in campo. Milioni di viaggiatori, poche migliaia di controllori. Senza dimenticare il caso dei dipendenti No Vax che complicano ulteriormente la vita ai colleghi alla guida dei mezzi pubblici, oppure a quelli incaricati di controllare. Per esempio, a Verona. «Ci sono stati finora diversi assembramenti e ritardi», dice il presidente dell’azienda della mobilità Giacomo Colladon. «Nei controlli ci stiamo facendo aiutare delle forze dell’ordine, ma se per compensare le assenze degli autisti No Vax siamo costretti a far guidare i bus anche il personale normalmente impiegato per le verifiche, questa situazione non potrà reggere a lungo. La coperta è corta».

Ancora: migliaia di controlli fatti a Genova fra bus, metropolitana e le principali stazioni ferroviarie del capoluogo ligure, Brignole e Principe. Dieci persone in tutto, nella popolosa periferia della Valpolcevera, multate. Forse non sono questi i numeri più importanti da guardare adesso. Non le multe del primo giorno. Ma i nuovi vaccinati del giorno prima. Ecco il vero effetto di lunedì 6 dicembre 2012, questo numero: 1.310.001 Green Pass scaricati nelle ultime 24 ore in Italia fra terze dosi e nuovi vaccinati. Un milione-trecento-diecimila e uno. È l’Italia che guarda al futuro.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Mantova, a bosco Virgiliano l'oasi per gli animali selvatici feriti

La guida allo shopping del Gruppo Gedi