Soros scrive a Draghi: “Serve un leader per un progetto federale europeo. L’Ue più forte di Mosca sul gas”

Lettera del finanziere al premier italiano: «Occorre un passo avanti nell’Ue, sarebbe un vantaggio enorme»

DALL’INVIATO A  DAVOS. Per George Soros la risposta alla domanda «a chi scrivere per parlare di Europa?» è «Mario Draghi». A metà della consueta cena di gala della sua Open Society Foundation, al Forum di Davos, il veterano della finanza globale sorprende i presenti rivelando di aver inviato una lettera al presidente del Consiglio italiano, «l’uomo più capace» del continente, per lanciare un appello mirato a salvare l’Unione che rischia la terza guerra mondiale dopo l’attacco «brutale» di Putin all’Ucraina. La sua ricetta è semplice: per battere lo Zar bisogna staccare subito la spina del gas – non del petrolio, beninteso – perché solo così la Russia può essere colpita nel suo cuore finanziario.

In una serata sferzata da un gelido vento settentrionale, il 91enne ex raider divenuto attivista umanitario e politico racconta la sua versione della guerra voluta dal Cremlino e lancia l’allarme per il futuro dell’Occidente. «Accetto l’idea che alla fine si debba morire, ma davo per scontato che la nostra civiltà sarebbe sopravvissuta», confessa con voce malferma. Ora non più, così invita a reagire e a liberarsi dai ricatti di Mosca. «Putin è in difficoltà, non pensava a una resistenza così netta da parte dell’Ucraina», dice con naturalezza. Il problema, secondo lui, è la risposta. Che dovrebbe essere più netta e perentoria. Ma bisogna partire da un assunto: «Più diventa debole, più Putin diventa imprevedibile. Gli Stati dell’Ue sentono la pressione. Si rendono conto che la Russia potrebbe non aspettare lo sviluppo di fonti di energia alternative da parte dell’Ue, ma chiudere i rubinetti del gas mentre fa davvero male». Il programma RePowerEu annunciato la scorsa settimana riflette questi timori, secondo Soros.

Il miliardario di origine ungherese, «un sopravvissuto» per autodefinizione, è inquieto e non lesina critiche. La prima contro Angela Merkel, ex cancelliera tedesca: «Aveva stretto accordi speciali con la Russia per la fornitura di gas e fatto della Cina il più grande mercato di esportazione della Germania. Ciò ha reso la Germania l’economia con le migliori prestazioni in Europa, ma ora c’è un prezzo pesante da pagare. L’economia tedesca deve essere riorientata». E, ammonisce, «ci vorrà molto tempo». Non è un caso quindi che, sottolinea Soros, l’attuale leader Olaf Scholz sia «particolarmente ansioso a causa degli accordi speciali che il suo predecessore ha fatto con la Russia». Pertanto, la posizione di Berlino è molto più precaria di tante altre. La locomotiva ad alta velocità tedesca, senza le fonti energetiche russe, rischia di ridursi a una littorina.

Il discorso cambia quando Soros inizia a parlare dell’Italia. Mario Draghi è più coraggioso, dice il finanziere-filantropo, «anche se la dipendenza dal gas dell’Italia è alta quasi quanto quella tedesca». Non manca un riferimento anche al leader del Partito democratico, Enrico Letta: «Ha proposto un piano per un’Europa parzialmente federata. La parte federale coprirebbe aree politiche chiave». Questo perché, fa notare, «nel nucleo federale, nessuno Stato membro avrebbe potere di veto. Nella più ampia confederazione gli Stati membri potrebbero unirsi a “coalizioni di volenterosi” o semplicemente mantenere il loro potere di veto». Un piano che Draghi «ha appoggiato», precisa. E che non è passato inosservato in molte stanze delle istituzioni europee.

Poi continua con le stoccate. A Pechino, stavolta. Critica la «Zero Covid Policy», la nuova politica di restrizioni per avere zero casi di Covid-19 in ogni regione cinese che gli pare «destinata a fallire». Come il sodalizio con Putin che stigmatizza con forza il doppiogiochismo sull’asse Mosca-Pechino. «Vladimir Putin e Xi Jinping si sono incontrati il 4 febbraio alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali di Pechino. Hanno rilasciato una lunga dichiarazione in cui annunciano che la collaborazione tra loro “non ha limiti”. Putin ha informato Xi di una “operazione militare speciale” in Ucraina, ma non è chiaro se abbia detto a Xi che aveva in mente un attacco su vasta scala contro l’Ucraina», ha rimarcato Soros.

Poi è scoppiato l’inferno. Putin si è trovato davanti al suo fallimento. L’idea di Soros è che il nuovo Zar pensava di essere accolto come un liberatore dagli ucraini, «aveva dato le uniformi migliori a soldati male armati e mal comandati, presto colpiti da una demoralizzazione collettiva». L’Ucraina, con l’aiuto Usa, ha vinto la battaglia di Kiev, i russi sono stati costretti a cambiare strategia e a perdere con la «povera Mariupol». Ora, ammette, «non so come finirà», ma Putin può fare di tutto. «Il modo migliore e forse unico modo per preservare la nostra civiltà è sconfiggerlo il prima possibile». E riformare l’Unione seguendo lo schema suggerito a Draghi, «il campione dell’Europa».

Al premier, Soros suggerisce di spingere perché si fermi sulla domanda di gas, questo sì. Prima di farlo deve prepararsi per essere in grado di non restare al freddo, anche perché «un arresto improvviso avrebbe un costo politico difficile da sostenere». Ne consegue che questa deve essere una ragione per accelerare la transazione Green, anche con una tassa sul gas i cui proventi vengano utilizzati per sviluppare nuove fonti alternative. «L’Europa è più forte di quello che lei stesso riesce ad ammettere, deve sfruttare questo patrimonio». E non solo. Il finanziere di lungo corso sventola anche la carta dell’accesso ai mercati con emissioni comuni per finanziare i nuovi investimenti. Sono gli eurobond, cari agli europeisti sinceri. Arma straordinaria per riprendere a crescere quando tornerà una «pace comunque difficile. Sempre che non ci sia la terza guerra mondiale», dice con l’aria di chi vuole scherzare. Ma è chiaro che il gioco appare molto pericoloso pure a lui.

Il testo integrale della lettera 
«Putin sta ovviamente ricattando l'Europa minacciando di chiudere il trasferimento del gas. Questo è quello che ha fatto la scorsa stagione. Ha messo il gas in deposito piuttosto che fornirlo in Europa. Questo ha creato una carenza, aumentato i prezzi e gli ha garantito molto soldi. Ma la sua posizione contrattuale non è così forte come pretende. È stimato che la capacità di stoccaggio russa sarà esaurita entro luglio. L'Europa è il suo unico mercato. Se lui non rifornisce l'Europa, deve chiudere i pozzi in Siberia da dove parte il gas. Sono coinvolti circa 12.000 pozzi. Ci vuole tempo per spegnerli e una volta che sono chiusi, sono difficili da riaprire a causa delle attrezzature obsolete.
L'Europa dovrebbe intraprendere preparativi urgenti prima di andare a trattare. Un arresto improvviso sarebbe politicamente molto difficile da sopportare. Questi preparativi sono comunque necessari per rendere l'Europa indipendente dal gas russo. C'è già il pericolo che Putin chiuda i rubinetti mentre sono già pesantemente colpiti. Tutte queste pressioni funzionano nella stessa direzione. I preparativi devono essere sufficientemente avanzati prima della stagione fredda. L'Europa dovrebbe quindi imporre una tassa pesante sulle importazioni di gas in modo che il prezzo al consumatore non scenda, ma l'UE guadagnerebbe una grande quantità di denaro che potrebbe essere utilizzato per sovvenzionare chi è in difficoltà e investire in energia verde. La Russia non riguadagerà mai le perdite subite».

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