I timori della Cina che ora punta all’alleanza con la Russia per non sentirsi accerchiata

Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping durante il meeting a Pechino, poco prima dell’inaugurazione dei Giochi Invernali in Cina

Domani il ministro degli Esteri Wang Yi partirà per un tour nel Pacifico meridionale

La Cina si sente accerchiata. O quantomeno percepisce che la volontà degli Stati Uniti sia quella di accerchiarla. E per questo reagisce, stringendosi alla Russia. Pechino non resta a guardare e avvia una serie di risposte alla missione in Asia del presidente americano Joe Biden, terminata ieri con il summit del Quad, la piattaforma quadrilaterale che riunisce Usa, Giappone, India e Australia che la Cina ritiene un tentativo di costruire una Nato asiatica anti cinese.

Le risposte cinesi arrivano sia sul piano diplomatico sia su quello strategico e militare. Proprio mentre a Tokyo si svolgeva il summit del Quad, gli eserciti cinese e russo hanno effettuato un'esercitazione aerea congiunta. Secondo il ministero della Difesa nipponico e lo Stato maggiore di Seul, i jet da guerra di Cina e Russia sono entrati nelle zone di identificazione di difesa aerea di Giappone e Corea del Sud. Proprio i due paesi che hanno ospitato Biden. Il governo giapponese ha definito l'azione «provocatoria» e «inaccettabile».

Xi Jinping e Vladimir Putin hanno voluto mandare un messaggio chiaro: chi partecipa alla costruzione di una strategia di contenimento anti cinese e anti russa è nel mirino di entrambi. Già negli scorsi mesi c'erano stati passaggi navali congiunti nello stretto di Tsugaru, ma mai era arrivata un'azione così coordinata da quando la Russia ha invaso l'Ucraina. Xi non ha mai ufficialmente abbandonato la neutralità, ma percepisce il viaggio di Biden come il tentativo di costruire un consenso regionale anti cinese. La Cina dipinge il Quad come un'organizzazione volta a spaccare la regione in blocchi contrapposti, retaggio di una «mentalità da guerra fredda» statunitense alla quale Pechino imputa l'innalzamento delle tensioni nell'area. Una prospettiva che le dà la scusa per definirsi accerchiata e minacciata così come si descrive la Russia per l'espansione a est dell'Alleanza Atlantica. Anche l'Indo-Pacific Economic Framework è dipinto dal Partito comunista come un piano volto non a cooperare economicamente coi paesi asiatici ma ad arruolarli in una crociata per escludere Pechino dalle catene di approvvigionamento.

Così come Biden sembra aver in parte abbandonato l'ambiguità strategica su Taiwan (intorno alla quale oggi la Cina ha avviato delle nuove manovre militari), Xi sembra voler dire di essere pronto ad abbandonare l'ambiguità sull'alleanza con Mosca. Sempre ieri il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha spiegato che «i legami con la Cina cresceranno ancora più velocemente» a causa di un occidente «russofobo». Forse un ultimo, doppio, avviso lanciato all'occidente da due partner che potrebbero sentirsi costretti a diventare davvero alleati. Pechino ha peraltro espresso la volontà di acquistare ulteriori forniture a basso costo di petrolio russe per riempire le sue riserve strategiche. Un dialogo condotto a livello governativo e che aggirerebbe le stesse compagnie petrolifere cinesi finora molto attente a evitare sanzioni.

La Cina è pronta a rispondere anche sul fronte diplomatico. Domani il ministro degli Esteri Wang Yi partirà per un tour nel Pacifico meridionale. Visiterà 8 paesi insulari, per lo più rientranti nella tradizionale sfera d'influenza dell'Australia, altro membro del Quad. Wang si recherà alle Isole Salomone, che di recente hanno firmato un accordo di sicurezza con Pechino che suscita diversi timori a Canberra e Washington, ma anche in altri paesi (come Kiribati, a duemila chilometri dal comando Usa di Honolulu) che sembrano disposti a firmare accordi che potrebbero consentire l'invio di forze cinesi o persino l'apertura di basi militari. Se Biden si muove, Xi non vuole restare a guardare.

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