Salvador Ramos, il killer di bambini che sui social inviava foto di armi e confidava “piccoli segreti”

«Era un tipo silenzioso, non diceva molto e non socializzava con altri dipendenti», racconta il manager del fast food dove il 18enne  lavorava

ROMA. Salvador Ramos aveva inviato foto di armi e munizioni a un suo ex compagno di classe. «Mi ha mandato una foto di un fucile AR-15 che stava usando con delle munizioni», ha dichiarato l’amico del killer alla Cnn riferendo che Ramos veniva deriso da altri studenti del liceo per gli abiti che indossava e la situazione finanziaria della sua famiglia. Il killer lavorava da Wendy's, catena di ristoranti Usa con un punto vendita non lontano dal luogo della strage. «Era un tipo silenzioso, non diceva molto e non socializzava con altri dipendenti», racconta il manager del locale Adrian Mendes. Il giovane aveva frequentato la stessa scuola elementare dove è tornato da stragista, prendendo di mira bambini tra i 7 e i 10 anni.

Messaggi

Poche ore prima di compiere la strage nella scuola elementare di Uvalde, in Texas, il killer ha inviato un messaggio criptico a una sconosciuta su Instagram nel quale affermava: «sto per..” . Su Instagram Salvador Ramos era conosciuto come “salv8dor_”. Sul suo account, bloccato non appena è stato diffuso il suo nome, aveva pubblicato un selfie e altre foto di armi, di cui una con due fucili uno a fianco all'altro. Il messaggio criptico lo aveva inviato a '@epnupues', una ragazza sconosciuta che non vive neanche in Texas. Il killer l'aveva contatta il 12 maggio e le aveva detto di "ripostare" le foto delle sue pistole. Al messaggio "sto per..", inviato alle 5.43 del mattino di martedì, la ragazza aveva risposto: «cosa?». Il killer le aveva risposto: «te lo dirò prima delle 11». Un'ora dopo le aveva scritto ancora: «ho un piccolo segreto che voglio dirti». Il suo ultimo messaggio alla ragazza era stato alle 9.16. 

Segreto

Capelli lunghi corvini, occhi inquieti, il kiler aveva dialogato virtualmente con una ragazza che ha pubblicato ieri, pochi minuti dopo aver saputo della strage alla Robb Elementary School. La conversazione era cominciata il 12 maggio scorso: i due non si conoscevano. Venerdì scorso, Salvador condivide il fotogramma, avvertendo la giovane: «Rispondimi entro un’ora perché voglio rivelarti un segreto». Dopo aver visto le armi, la ragazza risponde: «Che cosa hanno a che fare i tuoi fucili con me?». Ramos risponde: «Volevo solo condividere l’ immagine con te e sapere se le posterai». Ora la ragazza  spiega: «L’unico motivo per cui gli avevo risposto era perché mi faceva paura. Adesso mi resta il rammarico di non essere rimasta sveglia a parlare con lui per cercare di evitare questo crimine».

Ossessione
Una personalità disturbata, ossessionata dai mitragliatori, dalle munizioni. La violenza di Salvador Ramos è esplosa contro la comunità dei latinos, degli immigrati, di cui faceva anche parte. Una tragedia maturata nella sua vita familiare. Prima di uscire per compiere la strage, il ragazzo ha sparato anche a sua nonna 66enne che forse lo aveva visto uscire con le armi e ha tentato di fermarlo. Una telecamera di sicurezza della sua vecchia scuola elementare lo riprende, mentre sta per entrare nell’edificio. È vestito di nero. Nasconde il volto con il cappuccio di una felpa. Dopo aver sterminato 18 bambini e due adulti è stato uccido dalla polizia.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Emergenza siccità, anche il lago di Braies si ritira: la siccità ridisegna il 'paesaggio da cartolina'

La guida allo shopping del Gruppo Gedi