Roberta Metsola: “Arriveremo all’embargo totale, bisogna fermare l’aggressione”

La presidente del Parlamento Ue: «Obiettivo dipendenza zero»

Roberta Metsola annuisce. Ai piedi della scalinata principale del Centro che ospita il World Economic Forum di Davos, ammette che sì, «è inevitabile arrivare a un embargo energetico totale per fermare l’aggressione di Putin». L’unico dubbio della presidente del Parlamento europeo è la lingua a cui rispondere alle domande dopo il saluto in italiano, incertezza rapidamente cancellata dal consigliere che dice «l’accordo è per l’inglese», in fondo “embargo” funziona in molte lingue. «Quello di cui abbiamo è che tutti i paesi accettino che l’Europa non può continuare a dipendere dalla Russia per l’offerta di energia – afferma perentoria l’eurodeputata maltese -. L’obiettivo comune deve essere la “dipendenza zero”. Una volta che questo principio è accolto, allora sarà possibile cominciare a lavorare con sempre maggiore impegno sull’embargo».

È una costruzione difficile, no?
«Lo è. Alcuni paesi devono vedersela con realtà nazionali differenti e specifiche, devono spiegare tutto questo ai loro parlamenti e convincerli, devono mitigare gli altri prezzi dell’energia per i loro cittadini».

Come convincerli?
«Ricordando che l’Europa è un progetto di pace e democrazia, fondato sullo stato di diritto e valori comuni. Con questa premessa, tutti devono capire che è necessario di aiutare i paesi come l’Ucraina impegnati esattamente per questi valori fondamentali, contro una dittatura autocratica che ci ricatta con la sua offerta di energia».

C’è una maggioranza fra Strasburgo e Bruxelles per questo?
«Posso dire a nome del Parlamento che abbiamo un accordo quasi unanime su questa posizione. La decisione è lo specchio delle realtà nazionali, e vuole essere comprensiva del fatto che alcune capitali hanno bisogni di più tempo perché sono più dipendente di altri. Ma, insisto, se capiamo che l’obiettivo finale è annullare ogni dipendenza energetica, se creiamo una Unione dell’energia fra gli stati, se cominciamo a comprare energia dai nostri amici e non dai nemici, troveremo tutti i voti necessari».

Che si può fare per avviare un negoziato che porti a un cessate il fuoco e, magari, alla pace?
«La pace resta l’obiettivo finale. Il cessate il fuoco è necessario. In questo momento, noi abbiamo una parte che bombarda tutte le città e migliaia di persone, civili innocenti sul nostro continente. E una che si difende. Sino a che questo continuerà, non possiamo guardare dall’altra parte per un solo secondo».

Reputa urgente creare un corridoio umanitario per distribuire il grano ucraino soprattutto ai paesi più poveri?
«Ci sono milioni di persone su questo pianeta sull’orlo della fame. Sono ostaggi di un solo paese. Certo dobbiamo cercare in ogni modo di creare un corridoio per le risorse fondamentali, perché questo pianeta sia in grado di crescere. Ricostruire l’Ucraina e la sua economia che dipende anche all’export alimentare».

Potrebbe essere il punto di ripartenza per il dialogo?
«Stiamo cercando una via di uscita. Ma occorre evitare i malintesi. Non è un conflitto fra due paesi. È una invasione di un paese in un alto. È una aggressione della quale eravamo stati avvertiti, un’azione che è del tutto inaccettabile. Non possiamo parlare di pacificazione o di salvare la faccia a qualcuno. Dobbiamo focalizzarci sulla vittoria ucraina in questa guerra».

La Commissione ha proposto di congelare gli asset degli oligarchi turchi. Può passare in Parlamento?
«Lo abbiamo discusso, è una possibilità. Individueremo le giuste soluzioni legali. E sono sicura che possiamo trovare anche modi più forti per punire l’economia russa».

Gli ucraini dicono che ogni giorno di indecisione significa morti su morti, distruzione su distruzione.
«Noi non possiamo rischiare è di causare instabilità a causa della nostra paura di agire. L’assemblea europea ha una grande maggioranza che converge sul fatto che dobbiamo essere in grado di agire per aiutare i Paesi che vogliono far parte della nostra famiglia. Dobbiamo farlo».

Lei è stata a Kiev. Considera di andare a Mosca?
«Non ancora. Non è il tempo».

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