Brunetta: «Non siamo affatto in recessione»

Il ministro della Pubblica amministrazione intervistato da Massimo Giannini: «C’è il boom turistico, stiamo raggiungendo i livelli pre Covid»

TRIESTE. «Ho sentito parlare di “momento magico”, vero, verissimo!».

Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta è intervenuto in teleconferenza da Roma sul maxischermo dell’Alfabeto del futuro, giovedì 23 giugno a Trieste, ove ha conversato con il direttore de La Stampa e direttore editoriale dei quotidiani Gnn Massimo Giannini.

Al ministro forzista del governo Draghi va poco a genio chi dipinge il presente a tinte fosche: «Vengo da un collegamento al Festival del lavoro di Bologna, dove ho discusso con un giornalista perché vedeva tutto nero – ha esordito il ministro –. (Il presidente di Confindustria Carlo) Bonomi ci racconta che siamo in recessione ma non è affatto vero. Siamo in boom turistico, stiamo raggiungendo i livelli pre Covid e forse la qualità di questo boom è superiore. E questo è un dato di fatto». Interpellato da Giannini in veste di economista, il fedelissimo del presidente del Consiglio ha elencato tutti i “+” accumulati dal governo d’unità nazionale. Dal Pil alla produzione industriale – «sta andando bene” passando per l’occupazione: Al massimo storico di 23 milioni di occupati e in incremento sul 2021».

L’inflazione? «C’era già prima della guerra. Inflazione da rimbalzo, da eccesso di domanda, da nervosismo dei mercati». A quell’inflazione già anomala si aggiunge ora la crisi bellica che porta alla media fra il 6-8 dell’Eurozona, ha spiegato Brunetta. La speranza del ministro è che «il nostro campione assoluto Mario Draghi» ottenga in sede europea il “price cap”, la fissazione di un prezzo massimo: «Se raggiungessimo in breve periodo il controllo del prezzo dell’energia, attraverso decisioni comuni e acquisti comuni, potremmo sgonfiare l’inflazione legata all’energia. Avremmo un’inflazione attorno al 3-3, 5%. Sarebbe accettabile, non fisiologica, ma qualcosa con cui si potrebbe convivere». La risposta intanto, per Brunetta, non è il reddito di cittadinanza: «Meglio estendere la buona contrattazione a tutti i contratti e ridurre il cuneo fiscale».

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