Siccità, via libera allo stato di emergenza per salvare l’agricoltura del Nord

Stanziati 36,5 milioni per Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli ed Emilia-Romagna. Il governo nominerà un commissario per fare venti interventi in due anni e mezzo

ROMA. È durato una manciata di minuti il Consiglio dei ministri a Palazzo Chigi. La riunione ha dato via libera allo stato di emergenza per 5 Regioni del Nord alle prese con la siccità: sono stati stanziati 10,9 milioni per l’Emilia-Romagna; 4,2 milioni per il Friuli Venezia-Giulia; 9 milioni per la Lombardia; 7,6 milioni per il Piemonte; 4,8 milioni per il Veneto. Serviranno a coprire gli interventi più immediati a ristoro delle perdite per il mondo agricolo. Ma la decisione di ieri è soltanto l’antipasto. Non soltanto perché ci sono già molte altre Regioni che bussano al governo per avere lo stato di emergenza. Il Lazio è rimasto fuori. L’Umbria l’ha appena annunciato perché il lago Trasimeno è al collasso. Il presidente della regione Toscana, Eugenio Giani, pensa che «probabilmente, se la siccità continua a questi livelli, se le temperature arrivano a 39 gradi come oggi, anche noi saremo costretti a dichiarare stato di calamità per parte del territorio».

Quanto prima, insomma, il governo dovrà licenziare un Decreto Siccità che avrà misure di contrasto alla siccità, ma soprattutto di potenziamento e adeguamento delle infrastrutture idriche. In quell’occasione ci sarà la nomina di un commissario straordinario per la realizzazione entro due anni e mezzo di venti opere infrastrutturali prioritarie, con un’adeguata dotazione finanziaria e una struttura tecnica di almeno 30 dipendenti.

L’obiettivo in prima battuta sono gli acquedotti colabrodo: secondo i dati ufficiali, riportati da ultimo dall’Istat, ci sono almeno venti acquedotti da ammodernare. Qui si concentreranno le prime risorse: sono stati stanziati 1,38 miliardi per ridurre le perdite di acqua nelle reti di distribuzione, con una particolare attenzione al Mezzogiorno; i progetti prevedono interventi a valere sul Pnrr per 900 milioni, e sul programma React Eu (per 482 milioni), cui vanno aggiunti altri stanziamenti con la Legge di Bilancio (400 milioni), o come anticipazione del Fondi Sviluppo e Coesione 2021-2027 (442 milioni). Nei prossimi anni, poi, ci saranno altri 2,7 miliardi di euro per la riqualificazione e il rafforzamento delle infrastrutture idriche nazionali.

Sembrano numeri imponenti, ma forse nemmeno basteranno. E in ogni caso dalle parole occorre passare alla fase dei cantieri. «Un commissario nazionale per l'emergenza siccità può essere utile per avviare il lavoro sulle opere di contrasto alla dispersione e di accumulo dell'acqua. A patto si fissino tempi certi e si definisca un ruolo chiaro per il territorio ove insiste la nuova opera», afferma Marco Bussone, presidente nazionale di Uncem, unione dei comuni montani. «Prima di dire che nel giro di due anni avremo centinaia di bacini, si ragioni sul fatto che insediare un'opera anche solo da un milione di metri cubi di acqua in una valle, non è come posare una vasca da bagno».

Dice intanto la ministra Maria Stella Gelmini, Affari regionali: «Abbiamo il dovere di affrontare la mancanza di acqua con grande realismo, evitando di alimentare nuove divisioni tra territori o tra interessi diversi. Servono soluzioni immediate, a partire dalla priorità di garantire acqua potabile a tutti i cittadini, senza dimenticare però il comparto agricolo». Si vedono già le avvisaglie di una guerra tra assetati: la regione Basilicata contro la regione Puglia, e premono anche dal Molise. 

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

La fuga disperata dalla trappola russa

La guida allo shopping del Gruppo Gedi