«Castiglione-Fidenza? Costretto a indicare il pari»

Il pronostico di Gene Gnocchi, doppio ex: «Il mio cuore è e sarà sempre rossoblù ma se condanno la squadra del mio paese non mi fanno più entrare in garage»

di Alberto Fortunati

MANTOVA

«A Castiglione ho lasciato un pezzo del mio cuore, a Fidenza ci vivo e se dovessi far parlare il sentimento non mi farebbero più entrare in paese. Meglio se non mi sbilancio e spero in un pareggio... così riesco ancora ad entrare in garage». Eugenio Ghiozzi, alias Gene Gnocchi, è fatto così: un bel po’ di genio e un pizzico di sregolatezza, forse è per quello che nel calcio di oggi si troverebbe un po’ a disagio come, l’impressione è personalmente dispiaciuta, ci capita di vederlo alla «Domenica sportiva» dove deve lasciar spazio a regine del botox, a zazzeruti parolai e ad inaciditi stopper a vita. Ma è un altro discorso, con Gene l’argomento clou è il derby di domani al “Lusetti”, una partita che per l’ex centrocampista rossoblù di mister Oriente Tortelli ha un significato speciale: «Sono stato in molte squadre, ma il piacere di giocare nel Castiglione non ha mai avuto eguali. La società era presieduta da un galantuomo, Mario Beschi; lui e sua moglie Fernanda mi regalano la loro stima e della loro amicizia. Quando li sento avverto la sensazione di chi torna a casa, oggi nel calcio non è più così. Lì ho vinto la Promozione, un evento storico per il paese. Con i compagni di 30 anni fa (Lucio e Claudio Ghezzi, Mombelli, Zenorini) mi sento ancor oggi, è come fare una flebo».

Con il Fidenza lui, che vi è nato e ci vive, ha avuto un rapporto meno appagante: «Nemo profeta in patria, così è anche per me. Ho girato attorno al paese (Fiorenzuola, Busseto) finendoci per un anno, senza soddisfazioni. Il Fidenza si disimpegna a fatica, pur se la vittoria col Voghera ha ridato un po’ di fiducia. Il Castiglione a Pizzighettone si è confermato, gli amici rossoblù mi dicono che potrebbe essere l’anno giusto per un traguardo storico. Auguro col cuore che ciò accada, sarebbe fantastico».

Anche se il ruolo di «rompipallone» lo pone alla ribalta tutti i giorni, Gene Gnocchi non nasconde di preferire il calcio che veniva giocato la domenica alle 14,30: «Nemmeno da paragonare a quello odierno - sbotta - era molto meno fisico e se uno aveva i piedi buoni faceva la sua figura. Oggi leggo di gente di Terza categoria che ha il procuratore. E’ folle! O speriamo di andare a giocare tutti in serie A? Questa sequenza ininterrotta di partite mi piace poco, m’è persino passata la voglia di guardarle».

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