Dondi: «La verità sui crac di Trento, Rovigo e Asti»

L’aspirante acquirente del Mantova: «Ho sbagliato soltanto in Piemonte»

MANTOVA. «Al momento - continuano a ribadire in Viale Te - l’unica offerta concreta sul tavolo è quella di Claudio Dondi. Ma aspettiamo anche l’evolversi degli altri discorsi in atto». E allora, visto che l’imprenditore mantovano sembra per ora in pole position, è bene chiarire quale sarebbe il suo progetto per il Mantova. Non prima di aver posto la domanda delle domande: finora nel calcio ha lavorato a Trento, Rovigo e Asti e tutti e tre i club sono finiti male.

Perché? Dondi risponde così: «A Trento ero l’uomo di Piervittorio Belfanti e sono rimasto fino all’ultimo curando anche la curatela. Purtroppo il Pier in quella circostanza è stato tradito da alcuni soci che aveva sbagliato a scegliere e il debito accumulato in precedenza da Fattinger alla fine ha portato al crac. Rovigo? Lì sono stato poco, mi aveva chiesto di dargli una mano il presidente Calanca: non ero socio, ho soltanto accettato una collaborazione».

E si arriva allo scorso anno: Asti. «Lì mi ero avvicinato per comprare l’Asti Hotel, poi mi hanno coinvolto anche nella società calcistica. Ho trovato però in banca dei debiti che non dovevano esserci: una piccola cifra, ma per principio mi sono impuntato e le cose sono finite come sapete. A posteriori dico di aver sbagliato: avrei dovuto prima salvare la squadra e poi pensare al resto. Tutte queste cose le ho già spiegate a Musso e a Bernasconi, perché è giusto che le sappiano».

Detto ciò, Dondi spiega qualcosa in più sull’accordo di massima raggiunto con Musso: «Nel caso di acquisto del 100% del club, noi verseremo una cifra d’ingresso mentre la proprietà attuale si accollerà tutti gli altri costi fino al 30 giugno. Alla prossima stagione poi penseremo noi. Chi sono i miei compagni di avventura? Dopo la firma lo diremo, non ci sono problemi». Il presidente Musso non ha però neppure escluso una coabitazione con Dondi: «Su questo rifletteremo, domani vedrò i miei partner e ne discuteremo. Comunque da qui a una settimana vorremmo avere un sì o un no definitivo, perché c’è da pensare alla squadra». E a tal riguardo Dondi spiega: «Con me voglio gente di Mantova che sa far calcio (Monelli, Turella, Valerio e il “sogno” Boninsegna) e per la guida tecnica parleremo innanzitutto con Prina, poi vedremo. Il nostro piano è triennale, partendo da un campionato tranquillo, con una squadra giovane, per puntare nel tempo a qualcosa di più».

Il presidente Sandro Musso al riguardo ha già detto che sta «facendo verifiche sulla solidità dell’azienda che dovrebbe entrare nel Mantova» e che «potremmo coabitare con Dondi se ci garantisce, come ha già fatto, che nell’operazione non ci sono Belfanti o altre persone con le quali non vorremmo entrare in società». Si attendono notizie in merito.

Nel frattempo il presidente sta vagliando anche altre ipotesi. Per la settimana prossima è in agenda un incontro con l’imprenditore vicentino Roberto Masiero, presentato da Fabrizio Lori. E sempre nella «prossima settimana» patron Di Loreto spera di «avere degli incontri» con l’intermediario Meazza e l’imprenditore cinese Zhonghe Ye, presentati ufficialmente alla stampa sabato scorso. Lo stesso Di Loreto attende inoltre una risposta da un intermediario romano che dovrebbe agevolare un incontro con il gruppo malese dell’imprenditore Noordin che sta trattando il Bari.

In mezzo a tutto ciò, in Viale Te c’è anche chi lavora a un piano d’emergenza, che prevede un’altra annata con la proprietà attuale e l’aiuto di alcuni sponsor.

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