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Impresa di Masini: è bronzo paralimpico

L’atleta di Castiglione vola nella prova di ciclismo a cronometro categoria C1: «Quando sono in bici la disabilità sparisce»

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MANTOVA. Era partito per Rio con nel cuore la speranza più che fondata di poter dire la sua e, chissà, di poter anche puntare al podio. Per il castiglionese Giancarlo Masini è arrivata quella che è di sicuro la gioia più grande della sua lunga e variegata carriera sportiva: il bronzo alle Paralimpiadi nel ciclismo a cronometro, classe Time Trial C1. Un risultato davvero sorprendente, soprattutto se si considera che il ciclista aloisiano è arrivato vicinissimo alle prestazione dei due atleti che l’hanno preceduto sul podio, il tedesco Michael Teuber ed il canadese Wilson Ross. Il suo ottimo 28’47’’83 infatti l’ha visto vicinissimo all’argento, sfuggitogli per soli 490 millesimi, e a poco più di un secondo dall’oro.

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Masini, 46enne, nativo della bresciana Pontevico, vive ormai da molti anni a Castiglione, dove gestisce un negozio-laboratorio dedicato alle biciclette in via Carpenedolo. Quella di Giancarlo è una delle tante belle storie che in questi giorni rimbalzano dal Brasile. Inizia giovanissimo la carriera nel motocross, poi diventa uno dei maggiori interpreti della mountain-bike cross country. Nel 2010 il passaggio al duathlon, che abbina podismo e ciclismo, quindi al triathlon, che ha in più la frazione di nuoto. Insomma un atleta a tutto tondo che però si ritrova, nel 2012, ad affrontare una dura prova: nel corso di una gara rievocativa, in sella ad una moto da cross, si frattura la vertebra lombare diventando paraplegico. Lui però non si arrende e durante la riabilitazione comincia a pedalare su una bici coi rulli. Dopodiché inizia ad allenarsi in mountain-bike correndo in tandem col fratello Antonello, per scoprire di andare forte anche da solo. Da lì la lunga ascesa che l’ha portato al secondo posto nei Mondiali Paralimpici di crono a squadre nel 2014 e poi al terzo posto in quelli svizzeri del 2015.

Le Paralimpiadi però sono tutta un’altra cosa, un risultato che vale tutti i sacrifici fatti. Risultato di cui tra l’altro, con comprensibile emozione, ha appreso mentre veniva intervistato ai microfoni di Rai Sport. «Tre anni fa mi ritrovavo in rianimazione con una vertebra rotta e ora sono qui a toccare il podio - ha dichiarato con le lacrime agli occhi appena tagliato il traguardo -. Per me correre in bicicletta è la mia libertà, quando sono in sella la disabilità sparisce e posso guardare il mondo dall’alto. Mi sento un’altra persona, questa medaglia la dedico a me stesso perché ho fatto tanto lavoro per preparare una gara così e questa è la prima soddisfazione della mia vita. Non speravo proprio in un podio perché gli avversari erano fortissimi: sono senza parole, ringrazio tutti gli amici che mi sono stati vicini in questi anni».

Davide Casarotto

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