Acm, restano solo 24 ore e nessuno inizia a pagare 

Di Loreto e i mantovani: «Prima versi Belfanti». La replica: «No, prima loro»

MANTOVA. Come un cane impazzito che si morde la coda il Mantova sta divorando le ultime ore di speranza nella rinascita fra bugie, veti e ricerca di responsabili di una crisi che soltanto una tifoseria encomiabile come quella biancorossa finirà con il pagare in modo irrimediabile con il quarto fallimento della storia ultrasecolare del calcio virgiliano. Parlare di “speranze di soluzione della crisi” è realisticamente un compito da lasciare a Piervittorio Belfanti e a chi come lui sta provando a rimettere in ordine un puzzle frantumato all’inverosimile a 24 ore dalla “dead line”.

Nei fatti i tentativi al telefono e di persona, i contatti per arrivare ad un accordo che porti a risanare il milione e 840.000 euro di debito generato dalle ultime gestioni, non soltanto da quella facente capo al discusso gruppo romano, sono viziati in origine dal rifiuto dei soci bresciani di intervenire prima di Belfanti per coprire parte del passivo e dalla indisponibilità dei soci mantovani di impegnarsi in qualcosa che non sia già genuinamente certificato dalla copertura delle spese d’iscrizione.


In pratica, dando per scontato che Belfanti ed i suoi sodali (Dondi e l’ex patron del Sudtirol Marano, ma non solo) metteranno quei 7-800.000 euro che dicono di potere investire a condizione che anzitutto sia assicurato un esborso economico da parte di chi c’era prima, e auspicando che i romani per una volta mettano realmente sul tavolo qualche euro, secondo gli aspiranti acquirenti da Sdl e dei soci mantovani servirebbe un impegno vicino ai 400.000 euro, ripartito fra chi li ha e potrebbe salvare ciò che una volta era suo. Ma le speranze, quasi come quell’antico valzer, sono perdute visto che il gruppo mantovano esclude categoricamente un impegno a prescindere dalle garanzie d’iscrizione e conferma di potere e volere intervenire solamente in funzione di sponsor, peraltro con i benefici che ciò potrebbe comunque consentire alle asfittiche casse biancorosse.

E i bresciani? Parole, senza musica, di Serafino Di Loreto che è alle prese con la campagna acquisti del Rezzato, dove a Ruopolo e Caridi potrebbe aggiungersi anche il difensore Siniscalchi: «Mi allineo all’opinione dell’amico Sandro Musso e visto come siamo stati trattati a suo tempo escludo un apporto finanziario a favore di chi sta cercando di mantenere il titolo di Lega Pro a Mantova. I nostri soldi li spendiamo in altro modo, amo la città ma per la squadra non faremo altro».

È a questo punto che le speranze di Belfanti prendono una bastonata terrificante, anche se il diretto interessato ribadisce di volere tentare ancora ogni opzione: «Dubito che la mia proposta sia scandalosa, lo è invece il comportamento - sottolinea con asprezza il “re dei ristoranti” - di chi negli ultimi anni ha costruito un disavanzo di bilancio che, conti alla mano, sfiora i due milioni e che rischia di restare tale oltre i termini previsti dalla Lega Pro, con la conseguente consegna dei libri in tribunale. Senza un intervento immediato e volto a salvare un bene di tutti qual è il Mantova il sindaco Palazzi finirà quindi per ricevere le chiavi di una società lordata dai debiti dopo che i suoi predecessori l’avevano consegnata senza pendenze a chi cominciò a gestirla nel 2010.

Rimaniamo comunque in attesa di verificare nella giornata di lunedì le risposte definitive alle nostre proposte, trovo ingiusto addossare tutte le responsabilità agli attuali proprietari del Mantova perchè loro sono sì responsabili della gestione degli ultimi mesi ma il contratto triennale a Maspero e altre operazioni scellerate lo hanno siglato i soci bresciani, con l’avallo dei mantovani. È a loro che bisogna suonare il campanello e chiedere con che faccia fanno marcire un bene della collettività come la squadra di calcio, è a loro che va ribadita la necessità di contribuire a pagare la situazione debitoria. Quando questo sarà stato messo nero su bianco io e i miei collaboratori porremo mano al libretto degli assegni e faremo la nostra parte». Già, solo allora. Come un cane impazzito che si morde la coda...
 

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