Rivive il vecchio circuito del Te: brividi con 60 moto d’epoca

Successo e tanti applausi per la manifestazione voluta dall’Amams. Il ricordo di quando sfrecciavano le leggende Nuvolari, Ascari, Leoni e Pagani

MANTOVA. Nella sua prima calda domenica di luglio Mantova si risveglia con un flashback dal passato, il circuito del Te già transennato dai solerti appassionati dell'Amams e pronto a dispensare rombi, crepitii e puzza d'olio bruciato. Ad attenderne l'apertura una sessantina di "vecchiette", moto storiche che richiamano a quando, tra il 1906 ed il 1954, a due passi da Palazzo Te si faceva sul serio di acceleratore, freno, candele e pistoni. Completate le verifiche tecniche la terza rievocazione storica delle competizioni che furono si rivela un successo, con partecipanti provenienti da buona parte d'Italia.

C'è anche il nove volte iridato del Motomondiale Carlo Ubbiali, oggi arzillo 89enne bergamasco, che tuttavia non se la sente di mettersi in sella alla Mondial che utilizzò proprio sul circuito del Te, negli anni 50. A fianco dei mezzi esibiti con orgoglio dal mantovanissimo museo dei Vigili del fuoco sfila la Guzzi "Dondolino" appartenuta al castellucchiese Guido Leoni, pioniere delle corse iridate, scomparso nel 1951 in gara a Ferrara.

E poi tanti marchi che hanno fatto la storia del motociclismo e del turismo su due ruote: la tedesca Bmw, l'americana Harley-Davidson, le britanniche Norton, Triumph, Douglas, Velocette, Miller, Ajs, le francesi René Gillet e Terrot, nonché ancora quelle di casa nostra, ovvero Gilera, Mv, Benelli, Morini, Laverda, Rumi, Mondial, MotoBi o gli esemplari di aziende che si occupavano d'altro ma non disdegnavano all'occorrenza di costruire anche motocicli quali Bianchi (un brand d'inizio Novecento che rivela la natura della moto, derivata dalla bicicletta), Aermacchi (aerei), Maserati (auto). Poi filtrano le storie di coloro che le guidano.



Girano un'ora e mezza al mattino, altrettanto dopo pranzo. Una ragazza delle colline parmensi, Benedetta Marazzi, ha fatto rimettere in sesto una Sertum 250 VL del 1950, che quarant'anni fa guidava il papà, per conquistare la futura moglie. Raggiunto lo scopo la moto fu abbandonata in garage, sepolta da mille cianfrusaglie e riscoperta quasi per caso dalla figlia mentre il papà era in vacanza.

Volano per sconfiggere il disinteresse verso i motori e prendere il patentino, dopo aver speso un anno a trovare chi potesse riportarla in vita. Ora la Sertum gode di ottima salute, Benedetta ne è innamorata e le ha dato addirittura un nome, non certo qualsiasi: Mina. Oppure i sidecar, must have degli esplosivi ’50, quando salirono alla ribalta grazie al cinema, oggi dimenticati dal panorama delle corse.

Le balle di paglia distribuite su viale Te sono il crisma di un passato che non c'è più. Ai tempi in cui il mantovano Roberto Vaccari vinse al debutto il campionato italiano delle motociclette, su un mezzo di costruzione propria: non era facile percorrere 60 chilometri senza alcun guaio meccanico, nel 1906. A dopo la Grande Guerra, quando anche Tazio Nuvolari si presentò al via (era il 1922) di un campionato motociclistico mantovano ambientato sulla pista dell'ippodromo.

Arrivarono gli Ascari, i Leoni, Nello Pagani. Nel 1945 il circuito fu allungato oltre piazzale Gramsci, con un'andata e ritorno su viale Piave, sino a Pradella. Il grande Tazio vi mise in palio coppe nel nome dei figli scomparsi, il suo dolore più grande. Nel 1954 si spensero i fari sul circuito del Te, ritenuto non più al passo con i tempi. Ma grazie all'Amams si può ancora sognare.

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