Telefonini negli spogliatoi, Mantova immune dal virus

I tecnici concordi: «Va combattuto l’uso esagerato, da noi si ascolta chi parla» Zanardi: «Non manca però chi ha il vizio di lasciare il cellulare a bimbi di 11 anni»

MANTOVA. Fosse ancora fra noi Gustavo Giagnoni, assentatosi come direbbe Federico Buffa, non avrebbe dovuto fare come Fabio Capello, che da ct all’Inghilterra, lanciò contro il muro un vassoio per richiamare l’attenzione di un giocatore distratto. O come Pep Guardiola, ridotto a pensare di schermare l’area dello spogliatoio del Manchester City per poter parlare senza interruzioni. Lui no, lui con uno sguardo (o una testata...) avrebbe messo a posto tutto, salvo attaccare all’appendiabiti gli eventuali recidivi. Oggi il calcio è infestato dagli smartphone più o meno alla moda e se è vero che uno come Francesco Totti, da ieri 42enne, ha scritto nella sua autobiografia che la coesione del gruppo è a serio rischio nell’era dei telefonini qualcosa dev’esserci di vero.

Anche il calcio mantovano riflette su queste problematiche, a iniziare da Sergio Fincatti, responsabile provinciale degli allenatori: «Nei prossimi incontri del corso Uefa B sottoporrò agli allievi l’esigenza di fronteggiare l’uso dei telefonini, che negli spogliatoi non hanno nè avranno casa. I tempi cambiati rispetto a quando allenavo io hanno portato a questo malcostume da combattere».


Al Comunale di via Svezia chi incrocia lo sguardo di mister Vincenzo Cogliandro cambia subito parere sul tema smartphone: «Quando inizia la preparazione termina l’uso del cellulare - dice il tecnico della Castellana, il cui sguardo costituisce un ottimo deterrente verso i riottosi - il male però non è il cellulare ma, più a monte, l’assassinio della sana educazione sportiva che ha demolito il rispetto delle regole».

Fra i tecnici maggiormente di lungo corso c’è Gianfranco Zanardi, ora all’Union team Scb: «Con la scusa di poterli contattare con qualsiasi motivo - spiega - i genitori lasciano ai ragazzini di 11 anni degli Esordienti il cellulare e questo non è certo un bene. Col team di Terza non è un problema, ci siamo chiariti subito e il telefonino lo si guarda a fine partita per conoscere i risultati dal sito della Gazzetta».

Roberto Perboni, coach della Robur, è sulla stessa lunghezza d’onda: «Non ho mai avuto problemi del genere, al termine delle partite i telefonini si riaccendono ma prima non se ne parla. Quanto alle parole di Totti penso che ai nostri livelli non sia un grande guaio l’uso dei cellulari. Quando è corretto farlo».

Francesco Rossi (Porto) sa che il controllo sui cellulari è parziale: «Nello spogliatoio il telefono è spento, fuori può essere usato perchè è uso comune e non si può sorvegliare Whatsapp». —


 

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