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Mantova, e adesso nessuno provi a limitare la passione

MANTOVA. Vedere il Martelli con quasi 4mila spettatori festanti è qualcosa che riempie il cuore. Vedere in campo una squadra che gioca un calcio champagne e riesce ad esaltare il pubblico è stupendo. Sensazioni forti direbbe Vasco Rossi, sensazioni che hanno riacceso una piazza delusa da anni di prese in giro e anonimato. Il Mantova c’è, la sua tifoseria c’è, la società c’è. C’è tutto per farcela. Ma non è fatta, e questo è un problema. Lo è perché il vantaggio sul Como resta risicato (un solo punto) e perché davanti all’Acm c’è una partita durissima contro un avversario che venderà a caro prezzo la pelle. Il Rezzato aspetta da mesi questa sfida, vuole la rivincita dopo la lezione di calcio subita all’andata. Ci sta, fa parte del gioco. Quello che non ci sta è l’ipotesi di assistere a una trasferta ridotta del pubblico biancorosso. Una tifoseria, è bene ricordarlo, che tra campionato e Coppa Italia non ha mai creato il minimo problema di ordine pubblico e che - se vogliamo dirla tutta - ha fatto felici i dirigenti di squadre minori che per una volta hanno potuto far cassa grazie ai biglietti venduti agli ospiti. A Rezzato i mantovani ci saranno, senza se e senza ma. Questo perché non esiste alcuna ragione per ridimensionare il calore di una piazza che non vuole altro che vedere all’opera la sua squadra, mai così bella.

Evidentemente a qualcuno non piace l’idea di vedersi invadere di passione e, magari, di sentirsi mandare a quel paese per quanto combinato in un anno e mezzo di gestione quantomeno discutibile (leggasi Di Loreto e Musso). Problemi loro, non certo del Mantova e dei mantovani. E allora come risolvere la questione tifoseria? Due semplici idee: invertire i settori dello stadio di Rezzato (tribuna capiente ai mantovani e tribunetta ospiti ai padroni di casa), oppure giocare in un campo alternativo. Elementare Watson.

 

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