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Baldini anima del Castellaro: «Noi, un qualcosa di unico»

Lo scudetto porta il marchio del dt tornato dopo l’esperienza da giocatore: «Tutti uniti, così abbiamo vinto e non è finita qui. Merighi grande sorpresa»

Luca Ferro
1 minuto di lettura

CASTELLARO. Sono passati ventun anni da quella stagione. Luca Baldini, in coppia con un giovanissimo Manuel Beltrami e Bisesti al centro, sono la colonna portante del Castellaro che di lì a poco vincerà tutto. Nonostante l’impatto appena arrivato - due anni prima, nel 1996 - non sia felice qualcosa legherà indissolubilmente il piccolo paesino collinare a Baldini, e viceversa. Anche da allenatore, dopo la gavetta, non si fanno attendere titoli e soddisfazioni sulla panchina del Cavaion, così come non tarda la chiamata da Castellaro nell’estate 2017.

Baldini accetta, mentre Stefania Mogliotti compie il percorso inverso. I tempi sono maturi per vincere insieme, e due anni dopo ecco il trionfo in campionato, all'ultimo respiro proprio sul campo degli scaligeri campioni in carica: «La squadra domenica è stata magnifica - racconta il dt - sul 3-3 abbiamo cambiato approccio e i ragazzi hanno seguito alla lettera il piano. Ti dirò, sentire i giocatori che in una situazione di equilibrio mi chiedono ‘Cosa facciamo?’ per me è il massimo e mi riempie d’orgoglio, vuol dire che i ragazzi si fidano di te, ti ascoltano e ti seguono. Campioni in campo, società lungimirante, staff tecnico e sponsor, tutti uniti, ma ognuno al proprio posto. Questa è la ricetta del Castellaro».

Gli scontri diretti con i veronesi recitano tre su tre a favore dei virgiliani: «In partite così i ragazzi devono fare il punto 4-5 volte, rispetto ai miei tempi il livello è molto più alto. E i recuperi che fanno sono pazzeschi. Detto questo, il mio lavoro è far rendere al massimo i giocatori nel contesto di squadra. Siamo stati bravi a sfruttare le nostre caratteristiche».

Batterli altre due volte nelle coppe vorrebbe dire annata perfetta. Ma cos'è cambiato rispetto alle scorse stagioni? «Abbiamo inserito un under 18, Merighi, rispetto al 40enne Manuel Beltrami. Che è ancora formidabile, ma Alessandro è più completo e ha portato una ventata d'aria fresca in tanti sensi. La cosa che mi ha colpito di più è però la sua maturità. E pensare che da dove se n'è andato (Guidizzolo, ndr) lo dipingevano come una testa calda. Da “scavezzacollo” a campione, il passo è stato breve. Inoltre tutto lo spogliatoio l'ha accolto a braccia aperte affiancandolo nel percorso di crescita. Ma se hai la stoffa del campioncino, accanto a due come Manuel e Luca Festi lo diventi per forza». Ora mancano Supercoppa e remake per il titolo europeo. Sempre - e con chi se no? - contro Cavaion. 

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