Mosca 1980, quando la politica beffò le Olimpiadi

Il ricordo di Grazioli: "Ai militari fu impedito di gareggiare. Ci esclusero all'aeroporto, trattati peggio dei terroristi. Dopo 40 anni questo rinvio di Tokyo non distrugge i sogni degli atleti"

MANTOVALe Olimpiadi possono essere rinviate, come per due volte è accaduto a Tokyo 1940 e 2020, oppure il meccanismo sadico che regola la partecipazione degli atleti può assumere connotati inarrivabili anche per l’omonimo Marchese. È la storia di quegli atleti che esattamente quarant’anni fa stavano per partire per Mosca, ancora fiduciosi nell’assenza di una relazione fra politica e sport. Ma era l’anno 1980, che chi ne sa definisce “bisesto e funesto”, proprio come questo 2020 e fra quegli atleti beffati c'era il prof mantovano d'adozione Giovanni Grazioli.
Eravate una 4x100 da podio olimpico...
«Vero, con Lazzer, Caravani, il sottoscritto e Mennea vincemmo a Spalato gli Europei 1979 con 39’’56. Mancando gli Stati Uniti e altre nazioni che contestarono l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’Urss le speranze erano tante. Personalmente ero troppo giovane per Montreal 1976 ma quel record nei 100 Allievi è resistito fino a poco tempo fa. Eravamo realmente forti. Però...».
Però?
«Accadde che in quel 1980 l’Italia fece una scelta ripetuta in altre circostanze con altri metodi, all’italiana vorrei dire. I tesserati per i gruppi militari, come le Fiamme Gialle, restarono a casa mentre quelli per gruppi civili come Mennea (Sisport, Fiat) andarono a gareggiare. E vinsero. A noi militari fu riservato dall’allora Ministro della Difesa (Lelio Lagorio, ndr) un trattamento cinico: scendemmo tutti col pullman davanti a Fiumicino e lì ci divisero come per i lager. Io, Lazzer e Caravani andammo a sinistra per tornare a casa; i “civili” a destra si imbarcarono per Mosca».
Però...
«E non è finita, a casa arrivarono i carabinieri e a ciascuno di noi venne ritirato il passaporto per 1 anno perchè si temevano fughe, feci una gara in Francia con un salvacondotto militare perchè rischiavamo la corte marziale. Ricordo il judoka Ezio Gamba, che si congedò appena in tempo dai Carabinieri, andò a Mosca e trionfò poi divenne cittadino sovietico. Il campione di nuoto Marcello Guarducci minacciò di fare uno sproposito per protesta contro l’esclusione».
E lei, che disse una volta a casa?
«Che avrei smesso con l’atletica, poi il mio allenatore Andrea Volpe mi convinse a restare nelle Fiamme Gialle e a fare ancora qualche gara. Mi andò bene, rifarei quella scelta, anche se la rabbia per essere rimasto fuori la porto ancora con me».
Il rinvio di Tokyo complica i piani degli atleti?
«Direi di no, quello fu un evento particolare pur se al centro di altre due rassegne “monche”, Montreal e Los Angeles. Qui è affare di pazienza, in fondo, e di riuscire a mantenere una condizione approntata nei mesi. Il loro sogno può continuare».
 
La guida allo shopping del Gruppo Gedi