Torre: «Cacciati dall’impianto da una esposizione di mobili»

Il ricordo dell’ex presidente della Fipav: «Nel 2005 in 7mila all'inaugurazione col Trofeo Tim» 

MANTOVA«Già nel settembre del 2005, inaugurando il PalaBam con il Trofeo Tim abbiamo riempito il palasport con 7.000 spettatori. In effetti la capienza è di 4.700 e al comandante dei vigili del fuoco che mi convocò in caserma dissi: 'Abbiamo fatto un bel collaudo''. Lui, napoletano come me, sorrise e ci capimmo».

Se Mantova ha vissuto momenti di altissima pallavolo a inizio secondo millennio lo deve a Ernesto Torre, ex presidentissimo del volley locale ancora prezioso collaboratore del nuovo corso targato Giorgio Belladelli. «Ma no - si schermisce lui - il merito è di Anastasi che portò da noi la Nazionale per due anni. Certo, quell'anteprima del 2005 fu un grande successo, anche se in effetti l'entrata era gratuita. Una scelta azzeccata: venne gente da mezza Italia. Fu un momento storico di spettacolo per la pallavolo con la grande Sisley allenata da Daniele Bagnoli, Perugia e Piacenza. C'era gente seduta per terra a fianco del campo. Due anni dopo portammo anche la World League: memorabile la cena di gala a Volta con la nazionale giapponese e l'ambasciatore».


Del bienno azzurro in riva al Mincio Torre ricorda il gran lavoro di preparazione iniziato due anni prima: «Il nodo fu la necessità dell’impianto di aria condizionata che l’assessore Aldini e Mangoni, direttore della Fonzazione Bam, risolsero in pochi mesi. L'idea iniziale in effetti nacque tra me e Andrea: trovammo l'accordo con il gestore e si partì. In quei due anni il nostro ct poggese invitò al PalaBam grandi allenatori e anche i piccoli. Ma devo dire che pochi mantovani raccolsero l'invito». Ma ricorda pure il grande entusiasmo della gente per tutte quelle partite contro grandi nazioni: «Mantova è stata al centro del mondo della pallavolo e preziosa è stata la collaborazione delle nostre società, a partire da Top Team, Pallavolo Mantova e Polisportiva Virgilio. Così come grande fu il contributo del Comune con sindaco Fiorenza Brioni e della Fondazione Bam per far arrivare a Mantova gli azzurri». Torre non dimentica l'Hotel La Favorita che venne molto incontro con tariffe agevolate.

Ma come tutte le favole poi è arrivato il finale che però non fu per niente lieto, con gli azzurri costretti a emigrare dopo due anni mentre il contratto iniziale prevedeva quattro stagioni. «Si stava organizzando il terzo anno - spiega l’ex n.1 della Fipav mantovana - ma tutto naufragò per colpa della mostra del mobile che i gestori dell’impianto di allora, Antonio Caranci e Antonio Occhiato, imposero nonostante fosse noto che in quel periodo sarebbe arrivata la nazionale».

La sciagurata politica delle fiere a danno dello sport, delle esposizioni al posto delle partite. Politica che ha sfrattato dal PalaBam la pallavolo ma anche la pallamano di alto livello, arrivando per assurdo a ospitare anche la fiera dello sport. Con entrata a pagamento, s’intende. Per fortuna sono poi arrivati gli Stings che hanno rifatto entrare lo sport al PalaBam. Un ritorno innescato, ironia della sorte, dalla polemica scatenatasi proprio al termine di una fiera dello sport. —

Leb

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