Chiesa: «Viadana rimarrà sempre casa mia anche se me ne vado con l’amaro in bocca»

Lo storico capitano lascia dopo ben 16 stagioni di cui l’ultima part-time. Ma a 39 anni non è un addio alla pallavolo 

VIADANA. A un passo dall'addio Riccardo Chiesa ci ripensa ancora, stavolta solo a metà. A 39 anni suonati il giocatore simbolo del volley viadanese dell'ultimo ventennio ha ancora qualcosa da aggiungere al suo curriculum in campo.

Saluta l'Èpiù ma non smette del tutto: lo fa con un po' di emozione, qualche sassolino dalle scarpe che preferisce non togliersi in pubblico e tanti ricordi legati a 16 stagioni non consecutive vissute con il club rivierasco, tra B unica, B1, B2 e serie C. Farà da chioccia a un gruppo di giovanissimi nella sua Casalmaggiore («Solo perché me l'ha chiesto un amico, che è poi l'allenatore»), con la squadra locale che approfitterebbe del suo arrivo per richiedere un diritto sportivo di C.

«Lascio Viadana perché un impegno come quello effettuato un anno fa non mi si addice - spiega l'opposto che nell'ultima stagione per una precisa scelta personale e familiare ha seguito un programma ridotto di allenamenti partecipando alle sole partite casalinghe -. Non vivendo appieno la quotidianità della squadra mi sentivo come fossi in affitto in luoghi che sono come casa mia. Avevo deciso di smettere la scorsa estate, quando stavo per diventare padre (di Samuele, nato ad agosto, ndr), poi mi sono fatto convincere a una presenza part-time. È stato un errore, non lo rifarei. Se prendo un impegno devo sentirmi parte del progetto al 100%". E pensare che gli infortuni finalmente gli hanno dato tregua: «Mai stato così bene negli ultimi anni, ininterrottamente da agosto sino a febbraio. Purtroppo non sono riuscito a calarmi in un ruolo a cui non ero abituato. Ma non me la sono sentita di lasciare il peso di un bimbo appena nato tutto sulle spalle di mia moglie, in pratica ogni giorno da mattina a sera, perché oltre agli allenamenti ho un lavoro molto impegnativo. Da un lato rischiavo di non vedere mai la famiglia, dall'altro entravo in uno spogliatoio che non sentivo mio e recepivo che era come se non ci fossi. A dicembre ero pronto a lasciare, a febbraio ha azzerato tutto questo maledetto virus».

Tanti compagni, allenatori e anche tre diversi impianti Viadana resterà però sempre nel suo cuore: «Ho chiuso con l'amaro in bocca ma la squadra era unita e stava facendo bene anche in questa stagione, a Mezzani era addirittura imbattuta. Dopo 16 anni Viadana è la mia seconda casa, non ce la faccio proprio a chiamare Rossi presidente e Cigolini ds. Hanno cercato a più riprese di coinvolgermi nel progetto societario ma dovrei dedicare lo stesso tempo che destino a gare e allenamenti. Abbandono a malincuore ma ho dato tanto a questo club ed è arrivato il momento di farlo senza ripensamenti. Sono felice di non essermi mai messo contro nessuno. Restano tanti amici tra compagni e tra avversari. E avrò sempre un grande ricordo del Viadana e della pallavolo».

Ecco i giorni che non dimenticherà mai: «Il primo derby giocato al PalaFarina con la Pallavolo Mantova. Loro avevano un giovanissimo ma già decisivo Perazzolo, io entrai in campo sotto di due set e vincemmo al tie-break. La promozione in B di due anni fa, con un percorso netto ai playoff quando sembravamo esserci persi un po' per strada. E la grigliata di fine stagione che ho organizzato due settimane con la squadra al completo, nonostante tutto».



 

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