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Il mantovano Pasqualini e i suoi dati nel rilancio Superbike

Il telemetrista di Castiglione in Spagna con il team GoEleven: «Ripartiamo con entusiasmo e rigide norme anti-Covid»

CASTIGLIONE. Il nastro si riavvolge al weekend dal 28 febbraio al primo marzo: poco prima che esplodesse l’allarme legato alla pandemia la Superbike corse in Australia, a Phillip Island, la prima prova del suo campionato mondiale. Dopo il lungo stop globale il prossimo fine settimana sarà quello della ripartenza: in un calendario rivoluzionato il secondo round si disputerà in Spagna, a Jerez de la Frontera. Il Circus dedicato alle motociclette derivate dalla produzione di serie, con tutte le precauzioni del caso, si rimette in movimento: dai piloti, agli addetti ai lavori fino ai team e a tutti i loro componenti. Tra questi c’è anche il telemetrista di Castiglione Fabio Pasqualini, da anni nel mondo delle due ruote da corsa e attualmente in forza al Team GoEleven Ducati, che schiera l’outsider Michael Ruben Rinaldi, tra i protagonisti dei test svolti due settimane fa a Misano Adriatico.

«Quella per il mondo dei motori è sempre stata una mia grande passione – spiega Pasqualini – ho iniziato a lavorarci nel 2004, in quella che allora era la classe 125 del Motomondiale, all’interno del Team Fontana. Nel 2008, con Simone Corsi, abbiamo sfiorato il titolo. Dopodiché sono passato ai motori a quattro tempi: in Superbike ho vissuto tre stagioni in un altro team mantovano come quello di Lucio Pedercini, ora sono tornato al GoEleven con cui avevo già avuto una breve parentesi nel 2017». Il ruolo del telemetrista è uno dei più delicati all’interno del box. La mia professione consiste nello scaricare, analizzare e controllare tutti i dati e i parametri elettronici ricavabili dalla moto – racconta -. Dopodiché c’è un confronto costante sia con i meccanici che con i piloti. Con loro si fanno delle comparazioni (compair) dei dati rispetto ai loro stessi giri o a quelli del compagno di squadra per capire insieme dove si può migliorare nel corso del giro singolo o in gara».


Essere parte di un team di un campionato del mondo è affascinante quanto impegnativo. «A volte ci si sente un po’ come le palline di un flipper, si viaggia molto e non è facile conciliare professione e impegni familiari e personali. Ma finché c’è questa grande passione che mi muove continuerò a farlo».

La stagione 2020 tra l’altro non sarà come le altre: ci saranno tante accortezze in più da rispettare legate ai protocolli anti-contagio. «Abbiamo fornito un’autocertificazione in cui dichiariamo di non essere stati malati o venuti a contatto con persone malate – dice -. Quando arriveremo in Spagna vivremo in una sorta di bolla, come squadra saremo praticamente isolati e non potremo avere contatti all’infuori del paddock». —

Davide Casarotto

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