Calcio dilettanti, i club mantovani sono in allarme: «Le regole anti Covid sono tutte da rifare»

A circa tre settimane dall’inizio della preparazione non è ancora stata resa nota la regolamentazione per la ripresa 

MANTOVA. Mancano circa tre settimane alla ripresa dell’attività del calcio dilettanti ma non è detto che, parafrasando il vecchio successo di Fred Bongusto, meritino di essere raccontate per la loro importanza nella storia dell’anno più difficile del calcio. Non è ancora stato predisposto alcun regolamento, in merito al rispetto delle norme igienico-sanitarie, rinnovato rispetto a quello di maggio che prevedeva comportamenti rigorosi per il calcio professionistico, realtà ben più ricca di mezzi e solida economicamente di quella dilettantistica, più asfittica dopo l’emergenza coronavirus. Logico, quindi, pensare che fra le società mantovane regni una certa preoccupazione, più che giustificata rispetto alle tradizionali priorità di questo periodo. Il giudizio delle società è unanime e pressante.

Gianluca Manini (Castiglione): «Bisogna conoscere alla svelta le nuove regole, per noi comunque non ci sono problemi visto che abbiamo già gestito numerosi eventi in queste settimane, nell’assoluto rispetto delle norme».
Fausto Tinazzo (Governolese): «C’è grande incertezza perchè con le regole attuali è impossibile fare attività. Personalmente dubito che i campionati inizino il 27 settembre e mi auguro che vengano stabiliti regolamenti semplici e validi».

Angelo Valenza (San Lazzaro): «Il 10 agosto partiremo con gli allenamenti, ci aspettiamo regole precise e sopportabili da chi fa calcio a livello dilettantistico».

Pierluigi Marcolini (Asola): «Inevitabile essere preoccupati per una situazione ancora confusa e ben lontana dall’essere stata risolta. Siamo in attesa di conoscere le modalità con le quali ogni aspetto, dalle docce agli spogliatoi, sarà definito».

Devis Cavagna (Sporting Club): «Stiamo svolgendo con il Chievo il camp che raccoglie una cinquantina di bambini e lo stiamo gestendo nella maniera prevista dalle norme sanitarie. Le nostre strutture sono all’altezza, occorrono però strumenti normativi certi e adeguati».

Alessandro Cobelli (Castellana): «Ci stiamo organizzando però in assenza di regole certe e praticabili al nostro livello la ripresa rischia di diventare ardua».

Claudio Leoni (Casalromano): «La voglia di tornare a giocare è grande e auspichiamo che vengano poste in essere le regole giuste per il calcio dilettantistico, in termini di sicurezza sanitaria ma anche di agibilità delle strutture senza sovraccarichi burocratici».

Fausto Cominotti (Suzzara): «Aspettiamo le scelte future del Comitato tecnico scientifico e della Federcalcio, al momento ritengo che nessuna società sia in regola con il “vecchio” protocollo. Per adesso, lo ha ribadito anche il presidente Gravina, non vi sono gli strumenti e le condizioni per una corretta ripresa dell’attività. Chi può coprire oggi le spese per la sanificazione delle strutture, per il medico, per il distanziamento e ogni dispositivo considerato indispensabile?».

Paolo Ferretti (Curtatone): «Per come la vedo io non si può ricominciare a fare attività come in passato, a cominciare dalla disponibilità dei lavandini per parlare dei locali nulla è normato oggi come oggi. Tutti, questo è lampante, abbiamo voglia di rivedere il calcio ma chi può garantirci dall’assenza del pericolo del contagio? Il vaccino non c’è ancora e quindi ciascuna attività può rischiare di diventare fonte d’infezioni. Ci rendiamo conto o no?».

Davide Tornieri (Marmirolo): «Stiamo procedendo alla messa a punto dei dispositivi per la sanificazione, ciò detto confermiamo che il protocollo attuale non è praticabile a livello dilettantistico»,

Giuseppe Pradella (Soave): «Il nostro campo dispone di tutti i dispositivi necessari, siamo pronti per cominciare l’attività».

Daniele Trevenzoli (Villimpentese): «Non avendo molte squadre riusciremo a fare tutto al meglio però conoscere le nuove norme sarebbe utile e importante»

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