La tappa di Brindisi è fatale: Affini cade, mano fratturata. Finisce l’avventura del Giro

BRINDISI. Ad una sola settimana dal via il primo Giro d'Italia di Edoardo Affini è già finito. Fatale al corridore della Mitchelton-Scott una caduta ad un centinaio di chilometri dal traguardo, nella tappa in linea della Corsa Rosa più veloce di sempre (media oraria 51,234): da Matera a Brindisi, frazione corta e piatta come un biliardo, ancorché sferzata da un forte vento proveniente da nord che ha reso frenetico l'andamento della corsa. E proprio il vento è alla base della disavventura occorsa al buscoldese mentre ad altissima velocità cercava di riportare nella pancia del plotone il suo capitano Yates, rimasto attardato in un ventaglio.

Affini è tradito da una curva male interpretata da chi lo precede (anch'egli finito a terra), un tornante anziché una piega veloce. Frena sì ma non abbastanza, finisce con la mano schiacciata tra il manubrio ed il guard rail. Seppur dolorante si rimette in sella e raggiunge la vettura del medico per mostrargli le conseguenze dell'incidente. Nonostante la sofferenza rientra in gruppo e arriva in fondo insieme al compagno di Nazionale Ganna, poco più di due minuti dopo lo sprint vincente di Démare.

La diagnosi però non lascia dubbi circa il ritiro: frattura del terzo metacarpo della mano destra, il quartier tappa di Brindisi è il suo capolinea. Non solo, la giornata di ieri è stata la sua ultima in corsa con la Mitchelton. «Decisamente non avrei voluto concludere la prima esperienza al Giro in questo modo - spiega in serata con la mano steccata -. Mi resta la magra consolazione di aver portato a termine malgrado la caduta la tappa più veloce di sempre». Oggi farà ritorno a casa, lunedì l'operazione in una clinica del Varesotto. —


 

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