Ganz-Mantova, colpo di fulmine: «Squadra giovane e forte, io voglio solo fare tanti gol»

«Capocannoniere? Merito dei compagni e del mister che mi fanno esprimere. Restiamo umili ma ora con 3 gare in casa su quattro dobbiamo intascare punti» 

MANTOVA. Quattro partite (neppure giocate per intero) sono bastate a far innamorare Mantova di Simone Andrea Ganz e viceversa. Il bottino è di cinque reti (una ogni 36 minuti di gioco!) e un assist, che valgono il primo posto nella classifica cannonieri e lasciano immaginare una stagione da urlo.

Ma Dea (come lo chiamano affettuosamente in casa fin da bambino), Simo («così mi chiamano tutti») o il “Falco” come lo chiameremo d’ora in poi per il modo di avventarsi sulle palle in area e per quel suo esultare ad “ali” spiegate («ho iniziato imitando il mio idolo Ibra, ora mi viene naturale») tiene i piedi ben piantati per terra: «Il mio sogno ora è fare più gol possibile con questa maglia e basta, non mi sbilancio su obiettivi e numeri. Ho imparato che per fare bene bisogna restare umili e lavorare a testa bassa».

Finora del resto la carriera di Ganz è stata come andare sulle montagne russe. Dall’esordio col Milan in Champions League a 18 anni all’impatto difficile con la C. E poi ancora dagli exploit col Como (promozione in B e 16 gol in cadetteria) fino alla firma di un contratto con la Juve, per poi riscendere verso la C dopo le esperienze di Verona, Pescara e Ascoli. «A Verona ho comunque vinto il campionato, a Pescara ho avuto invece una convivenza difficile con Zeman, poi sono andato ad Ascoli. Ho vissuto un paio d’anni calcisticamente difficili, ma il ragazzo e il calciatore che sono oggi lo devo anche a quei momenti, che mi hanno insegnato a migliorarmi e a rialzarmi», spiega Ganz con la saggezza di un ragazzo di 27 anni che ne ha già viste un po’ di tutti i colori.

Del resto il pallone è stato da sempre la vita del numero 9 biancorosso: «Ho iniziato a giocare da piccolo in squadre delle varie città in cui seguivo mio padre - spiega -. E all’inizio facevo il portiere, perché mi piaceva tuffarmi». Poi la porta l’ha messa nel mirino, cedendo al dna e seguendo le orme di papà Maurizio. Che lo portava sempre con sé e a fine allenamento gli faceva i cross per farlo calciare in porta. «Con lui ho un ottimo rapporto, portare il mio cognome non l’ho mai vissuto come un peso bensì come un onore. E poi papà mi porta fortuna: qui è venuto a vedermi due volte e ho fatto 4 gol...». A proposito di figli d’arte, Ganz sorride quando gli si spiega che Gabriele Graziani è il bomber biancorosso di tutti i tempi: «Non lo sapevo, speriamo sia di buon auspicio».

Di Mantova però l’attaccante ha già conosciuto altri aspetti: «Mi trovo benissimo, la città mi piace e ho già conosciuto tante persone. La cucina? Ho assaggiato tortelli e risotto, qui si mangia bene e la qualità della vita è notevole. Peccato che i tifosi non possano venire allo stadio: ricordo la curva e potrebbe darci una grossa mano. Speriamo che prima della fine della stagione il pubblico possa tornare negli stadi».

Convivere con l’emergenza della pandemia non è semplice neppure per chi fa calcio: «Ci guardiamo attorno e vediamo che in tante squadre capitano dei casi di positività. La situazione è molto complessa e noi non possiamo farci granché: cerchiamo di stare attenti e speriamo vada tutto bene».

Ganz poi spiega com’è nata la scelta di venire a Mantova: «Ero ad Ascoli che mi allenavo e quando mi hanno chiamato da Mantova non ci ho pensato su due volte perché conoscevo la piazza. E poi ha pesato il fatto che il direttore Righi e il mister mi volevano fortemente».

L’impatto calcistico di Ganz a Mantova è stato straordinario: «Tutto merito dei compagni e del mister che mi hanno messo nelle condizioni di esprimermi al meglio. Io capocannoniere e Mantova miglior attacco della C? È il frutto della sana competizione che c’è fra noi attaccanti e del lavoro quotidiano. Bisogna proseguire così».

Per arrivare dove? Ai playoff? «Noi dobbiamo restare umili e pensare solo a lavorare e a seguire il mister. Siamo una squadra giovane ma di qualità, questo è certo. Siamo forti. Ora davanti abbiamo 3 gare in casa in due settimane e dobbiamo fare punti sfruttando il fattore campo».

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