Righi: «Mantova nel cuore, non ti dimenticherò. Battisti una scelta top, potrà fare grandi cose»

L’ex ds biancorosso rompe il silenzio: «La verità sul mio addio? La strada era finita, per molti motivi. Credo di lasciare un buon ricordo» 

MANTOVA. Un addio (?) al miele, con parole importanti spese per la proprietà, il mister e soprattutto la gente di Mantova. Così l’ex ds biancorosso Emanuele Righi, si congeda dal Mantova rompendo il silenzio seguito allo stringato comunicato diffuso dal club dopo il suo divorzio con l’Acm.

Direttore, ci dice la verità sul perché è andato via? Si è parlato di tensioni interne con mister e dirigenti e anche di altro.


«Ci sono momenti in cui si capisce che la strada è finita: i tempi sono stati anomali come lo sono io ma non potevo augurarmi momento migliore che dopo un 5-1 al Perugia. Le voci e i motivi lasciano il tempo che trovano, c’entrano anche problemi personali legati ai miei figli. Ma credo di essere uscito bene e spero che Mantova avrà un buon ricordo di me per come sono andate le cose nei miei oltre due anni di lavoro».

Insistiamo: ci sono stati attriti interni?

«Mantova vive un’anomalia, avendo un presidente, un vice e una proprietà e a volte non è facile ballare fra questi equilibri. Ma non finirò mai di ringraziare Setti per l’occasione che mi ha dato. Il mister? Troise è un grande professionista e una persona perbene, credo che farà una grande carriera. Soprattutto se, essendo agli inizi, riuscirà a confrontarsi con le figure che ci sono in una società e che possono aiutarlo a crescere. Io lo riprenderei mille volte al Mantova».

Come ds arriverà Alessandro Battisti: lo conosce?

«Sì e se avessi dovuto scegliere un mio sostituto avrei puntato su di lui. Alessandro è innanzitutto una persona vera, di cui Mantova ha bisogno e poi è un grandissimo competente di calcio. Furbo, nel senso positivo del termine e preparato sull’Acm visto che in questi anni attraverso me e Morgia ha vissuto un po’ le vicende biancorosse. È un ottimo professionista e se, come credo, verrà fatto lavorare potrà fare cose importanti in Viale Te».

Lei del resto gli lascia in eredità una squadra che sta mostrando valori ben superiori all’obiettivo salvezza...

«Una neopromossa deve sempre pensare a salvarsi. Se poi arriverà qualcosa in più sarà merito del mister, di uno staff tecnico super e di questi ragazzi scelti per le grandi qualità ma soprattutto per la voglia di rivalsa che hanno dopo aver perso treni importanti. Tutte le scelte le ho sempre fatte io e se c’è una cosa di cui sono orgoglioso è l’aver preso sempre persone di spessore: il Mantova in tre anni ha avuto gruppi pazzeschi e anche adesso lo spogliatoio è fantastico».

C’è qualcosa invece di cui si pente?

«Non mi pento, ma la cosa che mi è costata di più sotto il profilo umano è stata la scelta di quest’estate di rinunciare a ragazzi eccezionali: in primis Altinier, ma anche altri. Ho dovuto farlo con la freddezza del professionista, mettendo da parte il cuore e la passione che mi contraddistinguono. E non è stato piacevole».

Come vive Righi lontano da Mantova e che futuro avrà?

«La vivo male, non posso dire il contrario. Soffro ma so che era una scelta necessaria. Non so cosa farò in futuro, dovrei restare in questo mondo ma non escludo scelte diverse».

Ai tifosi biancorossi, infine, vuol dire qualcosa?

«Di fronte a questa domanda la mia proverbiale stronzaggine cade. Ora lo posso dire senza essere populista: Mantova e la sua gente mi sono entrate dentro, me ne sono innamorato. Seguo sempre le notizie, faccio il tifo per un sindaco eccezionale come Palazzi e conservo gelosamente i ricordi. Mantova non è un posto dove ho lavorato, è molto di più».

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