«Eccomi, affamato come il Mantova di Troise». Battisti entra in punta di piedi nel mondo Acm

Calcio Serie C. Il nuovo ds si presenta: «Rosa costruita con criterio da Righi, vedo cultura del lavoro e compattezza: possiamo fare bene» 

MANTOVA. Sguardo determinato, affamato. Pronto al dialogo e molto terra a terra. La prima impressione parlando con Alessandro Battisti è quella di un uomo semplice e concreto. D’altronde i voli pindarici nel calcio valgono poco. Conta il lavoro, il sacrificio e soprattutto i risultati. Ne è consapevole anche lui che da pochi giorni ha sistemato i suoi effetti personali sull’ufficio del direttore sportivo al Martelli.

Battisti, di solito quando cambia un elemento del quadro tecnico vuol dire che le cose vanno male. Qui invece la situazione è incoraggiante...


«Vero, e il motivo è semplice. È stata costruita una rosa con criterio e con valori tecnici importanti. Ho visto le partite del Mantova dal computer e la sensazione è quella di una squadra in cui c’è compattezza e senso di appartenenza. Doti che mi piacciono, doti da custodire e curare. Il merito di tutto questo è anche di Emanuele Righi, persona che stimo e che ha fatto un lavoro eccelso per creare un gruppo in grado di mantenere la categoria. Io ci arrivo in punta di piedi e con grande determinazione».

Come è nato il contatto con l’Acm?

«Il mio nome è iniziato a circolare qualche settimana fa. Ho avuto modo di conoscere la dirigenza e ho visto che c’è una struttura importante. Ringrazio il presidente Masiello e il vice Pecchini per la chance».

E poi c’è Setti. Ci ha parlato?

«Sì, mi ha fatto il classico imbocca al lupo e mi ha fatto piacere. Il suo sostegno è importante, una bella responsabilità che porto volentieri sulle spalle».

Come vede questa collaborazione tra Mantova e Verona?

«Al giorno d’oggi è difficile pensare a un campionato sostenibile a livello economico in serie C senza alle spalle una proprietà solida. Senza parlare poi delle problematiche legate al virus. In questo contesto avere una proprietà del genere è una fortuna e una risorsa importante. Allo stesso tempo lo è la collaborazione a livello tecnico tra le due società».

Torna in C dopo qualche stagione. Che campionato è?

«Duro, specialmente il nostro girone. Ci sono piazze importanti con squadre create per la B. Noi però ci siamo e vogliamo dire la nostra con umiltà e voglia di lavorare».

Lei conosce bene Pelliccioni e Morgia. Li ha sentiti prima di accettare la proposta del Mantova?

«Sono persone speciali a cui sono legato con una profonda amicizia. Ma non c’era bisogno di sentirli per farmi raccontare cos’è Mantova. Questa è una piazza dove è un privilegio poter lavorare. Dopo i primi contatti li ho chiaramente sentiti telefonicamente e mi hanno parlato di una piazza ricca di passione».

Che squadra ha trovato?

«È un campionato difficile e mancano ancora ben 30 partite. Per questo l’unità strutturale che ho incontrato è un elemento che mi da grande fiducia. Ci sono giocatori con la giusta fame, la stessa fame che ho io. E poi vedo tanta voglia di lavorare. Vi basti un esempio».

Dica.

«Due sere fa stavo per andare a cena e uscendo dallo stadio ho visto delle luci accese. Era tardi. Pensavo a qualcuno che aveva scordato di spegnere gli interruttori, sono rientrato e ci ho trovato il mister e lo staff che stavano ancora lavorando. Ecco, questa dedizione può essere l’arma in più».

È un vantaggio arrivare al match del Druso più riposati rispetto al Sudtirol?

«No, nel senso che visti i risultati recenti era meglio giocare per procedere in continuità. D’altra parte avremo più tempo per recuperare qualche acciaccato».

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