La “lobby” dei club pronta a tornare: «Uniamoci tutti per poter contare»

In cantiere confronti sulle problematiche legate al rapporto col Crl e alla ripresa 

MANTOVA. Nella scorsa primavera, durante il lockdown, una delle iniziative più seguite dalle società aveva riguardato il gruppo che si era costituito sotto la spinta dei dirigenti del Castel d’Ario, con la finalità di creare una figura intermedia fra il Comitato regionale e le società. In questi giorni fra i club bresciani è stato costituito un “coordinamento dei presidenti”, che ha fin qui raccolto l’adesione di undici società e che, negli auspici degli organizzatori, dovrebbe nascere an che nelle altre province della Lombardia. Mantova, che non brilla di sicuro per peso e compattezza nei rapporti con l’Istituzione sportiva regionale, sta comunque valutando la possibilità di rimettere in piedi un momento di cvonfronto fra le società, magari con altri criteri rispetto ai bresciani, ma con la medesima volontà di aggregare istanze, esigenze e progetti dei principali fruitori dell’attività calcistica.

Rudy Tavernelli, che era stato fra i promotori della precedente iniziativa, non si fa scappare la possibilità di riaprire il gruppo di confronto: «Prima di tutto perchè avevamo visto e sottolineato quanto bisogno c’era fra i club di riunirsi, con modalità diverse dai tradizionali incontri ai quali partecipano sempre pochissime società. La situazione è peggiore della precedente ondata perchè pensare di ripartire a gennaio con la preparazione mi pare irriguardoso verso chi ha speso soldi e messo a disposizione strutture per un’attività che in quel periodo è tradizionalmente difficile. Poi perchè non esiste la certezza del format che si va a porre in atto. Chi avrà la faccia tosta di andare dagli sponsor a chiedere un aiuto in assenza delle minime garanzie di svolgimento della stagione?. Quanto all’esigenza di unirci tutti per far sentire il peso del calcio mantovano mi sembra più che una opzione un dovere reale».


Devis Cavagna, presidente dello Sporting Club, è fra coloro i quali ritengono che la stagione vada salvaguardata «dallo svolgimento di incontri a meno che in breve tempo non emergano le sicurezze sulla salute e lo stato dei campi: «La nostra proposta nella riunione su Zoom è stata accolta con interesse. Ripartire per chiudere dopo poco sarebbe la fine del calcio dilettantistico. La scelta del format è attualmente secondaria rispetto al problema principale che è la salute dei giocatori e la sopravvivenza delle società, oggi posta a repentaglio da una crisi i cui effetti si avvertiranno nei prossimi mesi». —

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