Poggese, la storia più bella, Goldoni: «Tutto il paese era in festa 365 giorni l’anno»

Tre exploit filati e la Coppa d’Eccellenza. L’ex centrocampista si commuove: «Ancora un’emozione da brividi» 

POGGIO RUSCO. La Poggese è nata nel 1915 ma i suoi giorni migliori li ha vissuti a cavallo dei millenni bella dentro, fuori e intorno come nessuna. Le squadre di frontiera sono così: raggrumano passioni, vittorie e speranze proibite ai comuni mortali ma forse anche per questo più belle. La storia di quell’epopea nasce sotto i portici di via Matteotti a Poggio Rusco, una sera d’aprile 1997. L’ultima passeggiata quotidiana Tom, un bastardin capitato nel paese che premia i bastardon, prova ad aggirare il traffico scodinzolando. Dietro, premuroso come un genitore, c’è il dg Giorgio Verona, “dominusdi un calcio dilettantistico che all’epoca è plebeo nei modi.

Il “globale”, com’è bonariamente interpretata la sigla del suo incarico, conversa col mercante d’arte Everardo Trazzi, innamorato del Milan da una vita e che da un po’ viene a vedere la squadra di Marassi, un presidente rustico per stile e aspetto, che con il vice e il mondo ha da spartire poco e malvolentieri ma che a breve gli cederà il club in Promozione. Trazzi è florido nella mente, nel corpo e nel portafogli: nulla ha più dell’antico scòtmai “10 lire”, con i suoi quadri realizza i sogni di clienti facoltosi e di un paese che lo porterà in trionfo. Tom arriva davanti al bar Angie, covo dei tifosi, ed è lì che Trazzi guarda Verona sillabando: «Faremo grandi cose a Poggio Rusco, la prima sarà acquisire il titolo sportivo del Carpi che gioca in C».


Verona barcolla e, soccorso dal buon Massimo Faccini che governa il locale, prova a dire: «Ma se siamo in Promozione» prima di sedersi allibito. Trazzi, serafico e calmo, gli spiega il piano che non gli darà il 51% del Carpi ma che entro il 2001 porterà la Poggese dalla ribalta comunale al Televideo, pagina 214.

Per raccontare tre anni di successi dalla Promozione alla C2, inclusa una Coppa di Eccellenza e una semifinale della Coppa di D persa a testa alta, servirebbe un libro e forse un giorno lo si farà.

Perché 20 anni dopo quella storia è ancora viva nel cuore e nella mente di chi ha contribuito a crearla, come Marco Goldoni (fresco papà di Cesare) che insieme a Enrico Rossi è fra i pochi indigeni ad avere vissuto quei giorni talmente belli da rivoluzionare la geografia di uno stadio che giunse alla capienza di 3.000 posti con la curva in tubi Innocenti: «In società c’erano personaggi quali Berni, Cappellari, Savazza, Parmeggiani, Cimino, Lolli. Arrivarono qui i giocatori più forti - sottolinea - da Gionco a Melli, Cacitti, Bosnar, Mirri, Grignani. Tanti i nomi che hanno esaltato la bandiera dal Pòs. Vincemmo la Promozione con Zarattoni, l’Eccellenza con Salmi e la D con Sgarbossa non solo per la classe del gruppo ma soprattutto per lo spirito di amicizia che ci univa e non ho mai più ritrovato. Era un paese intero che vinceva tutto l’anno, un paese sempre più grande per i tanti che arrivavano a vederci, al Martelli pareggiammo con il Mantova in Coppa e in campionato. Al debutto in C2 la squadra, affidata a Gaburro, riuscì anche a vincere a casa del Sudtirol. Buona parte di noi era andata a Suzzara, dove centrammo altre imprese però quella Poggese è un gioiello nello scrigno dei ricordi che dà ancora tanti brividi».




 

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