La Staff parte bene ma deve arrendersi alla forza di Udine

Gli Stings, reduci dal Covid, riescono a reggere il confronto per metà partita. Poi escono la qualità e la panchina lunghissima della formazione friulana. Bonacini, Cortese e James i migliori tra i biancorossi

MANTOVA. È amaro l’esordio degli Stings nell’anomalo campionato dell’era Covid, tra spalti vuoti, mascherine e protocolli da rispettare. Alla Grana Padano Arena passa Udine con relativa facilità (81-99) e la cosa non può stupire. Primo, perché i ragazzi di coach Paolantonio hanno ripreso ad allenarsi insieme solo da qualche giorno dopo lo stop a causa dei numerosi contagi che avevano colpito il gruppo: in queste condizioni non puoi sperare di essere competitivo lungo tutta la gara. Secondo, perché i friulani sono una delle migliori squadre del girone Verde e sarebbero stati un avversario molto ostico anche se affrontato al top della forma: figurarsi in una situazione del genere.

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Coach Boniciolli, che può contare su un vice di lusso come l’ex-Mantova Alberto Martelossi, ha un roster davvero invidiabile per qualità ma anche profondità: praticamente può mettere in campo due quintetti di eguale valore, cosa più unica che rara tra le squadre di A2. Se partiamo da queste premesse, non va neppure malissimo per gli Stings, che restano in partita per quasi tutto il primo tempo, prima di cedere - come naturale - nella ripresa.

Coach Di Paolantonio sprona i suoi

Anzi, in avvio la squadra mantovana è nettamente migliore rispetto agli avversari: scesi in campo con un ottimo atteggiamento, Ghersetti e compagni prendono velocemente il comando della gara, esprimendo una pallacanestro veloce e divertente. Una tripla di Cortese e la schiacciatona di Weaver dopo rimbalzo offensivo regalano alla Staff un piccolo margine (11-6) che i ragazzi di coach Di Paolantonio riescono a mantenere fino alla fine del primo quarto, chiuso con punteggio piuttosto alto (27-22).

La freschezza permette agli Stings di esprimere intensità e aggressività in entrambi i lati del campo, mandando Udine in sofferenza, alternando difese a uomo e a zona. Ottimo in regia Bonacini, capace di dettare i ritmi per i propri compagni, come di puntare direttamente il canestro quando necessario. Con i primi cambi però la situazione muta rapidamente: non tutti possono permettersi di far salire dalla panchina due come Amato e Pellegrino, ma coach Boniciolli sì e ieri ne ha approfittato alla grande. Col loro ingresso, l’inerzia della gara muta decisamente: a fare male è soprattutto il lungo friulano che in area sembra non avere rivali.

Man mano che passano i minuti, gli Stings calano di intensità e la squadra udinese cresce in qualità d’esecuzione e controllo del gioco: dominano a rimbalzo, fanno girare la palla, trovano sempre (o quasi) il punto debole nella difesa mantovana. Se fino a metà gara la Staff riesce a tenere botta (43-50), poi le energie non le permettono più di reggere il confronto: così Udine può ampliare il margine e chiudere ogni discorso già molto prima della sirena finale.

Niente drammi, si sapeva che sarebbe stata quasi impossibile: ora c’è da ritrovare la forma migliore, partire dalle note positive (Cortese e James, in primis) e cercare di preparare al meglio la gara di domenica prossima a Verona. Sulla carta un’altra missione impossibile ma nel basket di scontato c’è poco.

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