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La Ceresarese che nel 2018 conquistò la Seconda, Sarzi: «Tanta qualità e cuore»

Le squadre della leggenda/60. L’anno precedente il salto sfumò a Revere mentre nel 2019 la società respinse il ripescaggio in Prima 

MANTOVAQuando l’entusiasmo della gente si fa sentire c’è voglia di tagliare traguardi importanti, anche se si parla di una realtà piccola come Ceresara, espressione di un movimento relativamente giovane nato nel 1981. È con questo obiettivo che la dirigenza rossoverde iniziò un lavoro a 360 gradi, che vide la riorganizzazione tecnica, con un occhio di riguardo al vivaio, che logistica e comunicativa. Punta di diamante la prima squadra: nel 2017/18 lo storico salto in Seconda e la stagione successiva addirittura, seppur tramite ripescaggio, in Prima. Ma è giusto partire dall’inizio. «La vittoria del campionato 2017/18 parte dalla delusione della stagione precedente – ricorda l’allora ds Nicola Sarzi e oggi delegato provinciale –. Avevamo già una buona squadra, anche se fu un campionato un po’ travagliato perché mister Artioli lasciò per motivi personali e arrivò Massimiliano Franzini. Riuscimmo a qualificarci sul filo di lana ai playoff ma in semifinale, a Revere, perdemmo. Di quella trasferta sfortunata ci rimase impressa una cosa: la tribuna che conteneva quasi 300 persone venute apposta da Ceresara. Io e il vicepresidente Prandi ci ripromettemmo che ci avremmo riprovato, più convinti».
 

Il lavoro per la dirigenza non mancava, visto che ci furono da ripensare molte cose. «Franzini aveva accordi fino a fine stagione e la prima cosa da fare era trovare il nuovo tecnico: puntammo su Luca Vaccari, giovane e con idee di gioco molto chiare. Visto il buon campionato ci lasciarono anche diversi giocatori, decidemmo di rinforzare la rosa iniettando un certo tasso d’esperienza con i vari Rivera, Bonazzoli, Cappellini e Santini. Il torneo, nel girone cremonese, non partì bene: alla settima giornata, perdendo ad Acquanegra, ci ritrovammo undicesimi. Da lì però svoltammo, anche perché arrivarono Sarpong e Berti, che ci fecero compiere un salto di qualità. Rimontammo sino alla vetta e alla fine ci ritrovammo a pari punti con la Cicognolese. Giocammo lo spareggio a San Giovanni in Croce (Cremona) ma, senza mancar di rispetto agli avversari di allora, si può dire che fu una pro forma. Quando vidi la convinzione negli occhi dei ragazzi prima del match non ebbi dubbi sul fatto che avremmo vinto. Infatti dopo 20’ eravamo già 2-0».
Lo stesso gruppo giocò un torneo strepitoso anche in Seconda. «Ci aggiudicammo i playoff del nostro girone e perdemmo con la Pregnanese la finale regionale – ricorda Sarzi -. Poi ci dissero che eravamo stati ripescati ma la società decise a ragione di non accettare il salto in Prima, che avrebbe richiesto gravi sforzi economici». —
 

 

do ad Acquanegra, ci ritrovammo undicesimi. Da lì però svoltammo, anche perché arrivarono Sarpong e Berti, che ci fecero compiere un salto di qualità. Rimontammo sino alla vetta e alla fine ci ritrovammo a pari punti con la Cicognolese. Giocammo lo spareggio a San Giovanni in Croce (Cremona) ma, senza mancar di rispetto agli avversari di allora, si può dire che fu una pro forma. Quando vidi la convinzione negli occhi dei ragazzi prima del match non ebbi dubbi sul fatto che avremmo vinto. Infatti dopo 20’ eravamo già 2-0».

Lo stesso gruppo giocò un torneo strepitoso anche in Seconda. «Ci aggiudicammo i playoff del nostro girone e perdemmo con la Pregnanese la finale regionale – ricorda Sarzi -. Poi ci dissero che eravamo stati ripescati ma la società decise a ragione di non accettare il salto in Prima, che avrebbe richiesto gravi sforzi economici». —

 

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