L’appello del mondo dilettanti: «Sport, la riforma è da rifare»

Ok dal Governo ma il presidente di Lnd Sibilia e il vice Cattelan bocciano tutto: «Le norme su vincolo, Asd e lavoratori sportivi vanno cambiate o saranno guai»

MANTOVA. Il Consiglio dei ministri ha approvato le linee di riforma dello Sport, elaborate dal ministro Spadafora, che diventano quindi operative con scadenze da ufficializzare mediante un ulteriore dispositivo di legge. Sul team due sono i principali punti controversi, quelli del vincolo dei calciatori (in funzione graduale dal 2022) e quelli che regolamentano le Associazioni sportive dilettantistiche. Su questi temi abbiamo ritenuto opportuno conoscere l’opinione del vicepresidente della Lnd per l’Area Nord, Antonello Cattelan.

Il giudizio è tagliente e fonda le basi per una rivoluzione della rivoluzione elaborata dal già ministro Spadafora: «Come dichiarato dal presidente della Lnd Sibilia, con i decreti di riforma dello sport vengono penalizzate le società dilettantistiche, a cominciare dall’abolizione del vincolo. Senza le Asd non esisterebbero neanche i lavoratori sportivi perchè alcune disposizioni minacceranno l’esistenza delle società che verrebbero ad essere gravate notevolmente da adempimenti burocratici inutili e da ulteriori costi derivanti dalle contribuzioni previdenziali e assicurative, che non possono essere sostenuti senza pregiudicare la sussistenza delle società. Gli articoli vanno abrogati o riscritti tenendo conto delle difficoltà dell’associazionismo sportivo».


Circa la competenza degli estensori della legge, Cattelan ribadisce: «Tutti gli articoli del decreto presentano forti criticità in quanto scritti senza avere la conoscenza dello sport dilettantistico di base, causando di fatto notevoli problemi oltre che attuativi della riforma, anche di comprensibilità e coordinamento tra i vari articoli».

Sui rapporti di lavoro subordinato vengono definiti lavoratori sportivi gli atleti, allenatori, istruttori, direttori tecnici, direttori sportivi, preparatori atletici e direttori di gara senza distinzione di genere e indipendentemente dal settore professionistico o dilettantistico che esercitano l’attività sportiva a titolo oneroso, fatte salve le prestazioni amatoriali di cui all’articolo 29. Ai rapporti di lavoro sportivo si applicano, in quanto compatibili, le norme di legge sui rapporti di lavoro nell’impresa, incluse quelle di carattere previdenziale e tributario.

«La distinzione tra lavoro subordinato e co.co.co, non sarà agevole e implicherà senz’altro del contenzioso - prevede Cattelan - La norma di fatto obbliga le società a concludere contratti di lavoro subordinato, anziché di collaborazione coordinata e continuativa, con gli evidenti effetti su tutti gli sport anche per gli stessi volontari».

L’auspicio, quindi, è che si vada a una rapida revisione della norma in ogni singolo aspetto: «Sulla questione deve intervenire la Lega dilettanti unitamente alle Federazioni, e, considerata la mia esperienza, cercherò di mettere a disposizione le mie conoscenze per migliorare la riforma. Il tempo c’è, bisogna agire». 

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