Febvre senza rivali. È lui il re del Migliaretto, Van Horebeek secondo

L’ex campione del mondo stacca tutti, bene il compagno di squadra Monticelli Cairoli era presente nel paddock ma non in pista: non è ancora al 100% 

MANTOVA «Chi vince gli Internazionali a Mantova di solito a fine stagione si laurea campione del mondo». Verità allo stato puro ma concetto ambizioso per quest’anno quello espresso da un sorridente Giovanni Pavesi al termine della giornata di gare sul Migliaretto, che chiudevano il trittico degli Internazionali d’Italia. Una tappa segnata dalle numerose defezioni: oltre ai campioni che non avevano inserito l’evento mantovano nel loro programma di avvicinamento al Mondiale (l’iridato Gajser, Seewer, Paulin, Desalle, ma anche Herlings in ripresa dall’infortunio dell’anno passato), si sono registrati i forfeit dell’ultima ora di Coldenhoff e Olsen, che pure avevano preso parte alle due gare in Sardegna e figuravano tra gli iscritti del gran finale sulla sabbia del “Città di Mantova-Tazio Nuvolari”. Inoltre, l’asso più atteso, al secolo Tony Cairoli, è presente nel paddock ma non in pista: il messinese non è ancora al 100% della condizione fisica e ha preferito non accelerare i tempi del recupero.



FEBVRE, L'IMPRENDIBILE

Così, a vincere, anzi a dominare, è stato Romain Febvre, già campione del mondo MxGp 2015. Non è colpa sua se gli altri non c’erano, il suo dovere l’ha fatto per intero. Ma per evidenti ragioni scaramantiche guai a riferirgli delle associazioni col passato, Starcross compresi. Chissà se anche oltralpe usano toccar ferro. Il francese regola due volte il belga Van Horebeek, dando lustro a questa edizione degli Internazionali in terra virgiliana: i due sono comunque nei top ten della MxGp 2020. Più sudato il trionfo nella gara di Mx1, in cui Febvre lascia sfogare in avvio il compagno di squadra Monticelli per avvicendarlo al comando dopo una manciata di giri. Solitaria a partire da un terzo della sua distanza è invece la sua cavalcata nella manche finale del Supercampione, che assegna al pilota della Monster Energy Kawasaki la tabella d’oro del successo di tappa e il titolo assoluto. Van Horebeek e Monticelli finiscono alle sue spalle senza mai metterlo nel mirino, come pure in campionato. A contendergli la testa della gara per un po’ è lo spagnolo Jorge Prado, altro big annunciato, atteso al rientro dopo aver saltato il round di Alghero. Il compagno di Cairoli nel team Red Bull Ktm affonda la staccata nella prima piega del circuito ma chiude troppo, la moto s’impunta nella sabbia e il manubrio lo colpisce al costato. Qualche attimo di preoccupazione presto svanito ma il ritiro è inevitabile.



LAPUCCI DOMINA IN MX2

Il fiorentino della Fantic, campione nazionale Mx1 lo scorso anno, non ha rivali nella Mx2. Non solo lascia un’eternità tra sè e l’olandese Van de Moosdijk (con la sorpresa di Savioli al terzo posto) al traguardo della propria classe, ma s’inserisce tra i protagonista della manche Supercampione, conclusa al quarto posto per una scivolata in una delle curve lente che seguono la zona box.

GLI ALTRI ITALIANI

Detto di Monticelli, alla sua grande occasione in sella ad una moto ufficiale, e di un brillantissimo Lapucci, si fanno notare altri piloti tricolori. Sfortuna per Mattia Guadagnini (ufficiale Ktm in Mx2), tradito dallo spegnimento della moto nella gara di classe (solo 13°) ma buon sesto nel Supercampione. Bravo Alessandro Lupino, che come promesso ha cullato l’ambizione del podio in Mx1 (superato nel finale da Monticelli) finendo quarto e 12° tra i supercampioni, penalizzato da una partenza difficile. Giornata in chiaroscuro per Alberto Forato (15° in Mx2, ma nono nel Supercampione). Solo sorrisi invece per Luca Ruffini e Andrea Rossi, vincitori delle gare della 125 e magari futuri campioni del domani, mentre il titolo è andato al funambolo norvegese Osterhagen, che ha gettato alle ortiche gara1 con un clamoroso capitombolo mentre dominava.



PROMOSSA LA NUOVA PISTA

Sole a tratti ma sabbia umida e infida, tante le cadute. Apprezzato il lungo rettilineo di ritorno e l’ultimo ferro di cavallo un po' più basso del solito. Grado di difficoltà generale medio, per non infierire su chi troppo esperto non è. 
 

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