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L’addio del mondo del calcio a Burgnich, difensore della grande Inter e colonna della Nazionale «Ciao Tarcisio, leader e amico»

Boninsegna: «Riferimento dello spogliatoio». Il tedesco: «Uno dei difensori più forti di sempre» I ricordi del Bobo e di Schnellinger

VIAREGGIO (lucca).Colonna dell’Inter e della Nazionale nei tempi in cui le formazioni venivano recitate a memoria, Tarcisio Burgnich era il classico difensore arcigno che si incollava all’attaccante e cercava di impedirgli in ogni modo di far gol. Ne sa qualcosa Roberto Boninsegna, a lungo suo compagno in maglia nerazzurra e con cui condivise anche l’esperienza dei Mondiali di Messico 1970. «Lo conobbi fin dai tempi in cui ero nel settore giovanile dell’Inter - ricorda il Bobo - e lui era già in prima squadra: durante le partitelle spesso mi marcava e vi posso garantire che non era piacevole passare sotto le sue grinfie». Ed anche quando poi giocarono insieme Boninsegna con Burgnich stabilì un rapporto franco e sincero: «Era già uno dei leader dello spogliatoio ai tempi di Helenio Herrera. Lo chiamavamo la Roccia perché era davvero granitico in campo ed una persona serissima nella vita di tutti i giorni: quando giunsi io a Milano nacque una bella amicizia, spesso nel tempo libero uscivamo insieme con Bellugi e Corso».

Un calciatore ruvido, un uomo vero dotato di una forte personalità: «Eravamo in Messico - racconta - stavamo partendo in pullman e mancava soltanto Gigi Riva: lo mandarono a chiamare ma lui disse che non se la sentiva perché era stanco. Così Valcareggi diede comunque l’ordine di andare. Burgnich si inalberò dicendo che il gruppo doveva essere unito. Così andò lui a prendere Riva e lo convinse ad unirsi ai compagni. Dicendo al mister che adesso potevamo partire».

In quei Mondiali di ormai 51 anni fa di Burgnich restano impressi il gol del 2-2 nella semifinale con la Germania ed il vano tentativo di contrastare Pelé di testa nella finalissima col Brasile: «Non segnava praticamente mai essendo concentrato a marcare le punte - sorride il Bobo - e quella volta fece un gol importante dicendo di avere chiuso gli occhi al momento del tiro. Col Brasile cercò di arrivare a contrastare Pelé ma lui fu bravissimo anche a battere Albertosi sul primo palo. L’ultima volta lo vidi a San Siro prima della pandemia: l’avevo chiamato un paio di mesi fa ma la moglie mi disse che stava male».

Avversario di tanti derby sulla sponda milanista, Karl-Heinz Schnellinger ricorda così Burgnich: «Era un difensore forte, uno dei migliori che ho affrontato nella mia carriera. Ma quello era un calcio che si basava sui fatti, non c’erano tante chiacchiere: dimostravi sul campo il tuo valore ed alla fine raccoglievi il frutto del tuo impegno e della tua serietà professionale». Entrambi giocatori di retroguardia, sia Schnellinger che Burgnich furono accomunati da un gol a testa nella storica semifinale Italia-Germania 4-3 dell’Azteca, oltre allo stesso Boninsegna: «Sono passati tanti anni - prosegue l’ex giocatore tedesco - ma quella partita e quelle reti rimangono e nessuno ce li potrà mai tirare via».

La conclusione di Schnellinger è tutta per Mantova: «Ci tengo ad esprimere il mio saluto più affettuoso alla città, alla squadra ed ai suoi tifosi. Mantova fu la mia prima esperienza in Italia e fui accolto benissimo da tutti: ed in campo disputammo un torneo straordinario, salvandoci con largo anticipo. La mia speranza è sempre quella di rivederlo in categorie più importanti».

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