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Il Moglia e l’anno del volo: con Faroni e Sanseverino la Prima nel 1993 fu realtà

L’ex dirigente Micai e l’arma in più: «Vincemmo la Seconda categoria perché partimmo senza ambizioni»

MOGLIA. Giovani virgulti all’arrembaggio quelli che furono chiamati a vestire la gloriosa casacca del Moglia, nella calda estate del 1992, volata nella storia per l’impresa firmata in una piscina del Montjuich a Barcellona da un gruppo di ragazzi, guidati dal croato Ratko Rudic, all’oro nella pallanuoto al cospetto della Spagna di Manuel Estiarte. Impresa quella degli Attolico, Campagna, fratelli Porzio che prova come la compattezza possa condurre al successo, come (debiti paragoni a parte) accadde a quel Moglia partito senza la pretesa di sbaragliare la concorrenza, come ricorda uno dei protagonisti, Roberto Micai: «Fu la prima annata con al timone una squisita persona come Rino Faroni. Si decise di creare un gruppo di giovani locali, unendo al tutto alcuni elementi di esperienza che avevano altre categoria, rispetto alla Seconda che ci preparavamo ad affrontare. Partimmo senza alcuna ambizione. Si rivelò un grande vantaggio».

L’impresa giunse con lo spareggio di San Benedetto Po, al cospetto di una coriacea Dossese, impegno supplementare, come quello sostenuto da quei ragazzi in piscina e come quegli eroi in calottina, il Moglia impose il proprio marchio al confronto, ritornando a viaggiare nella agiata comodità di buon profilo della Prima, ricorda Micai, quel traguardo fu soddisfacente quanto difficile: «Uno dei tornei più combattuti e competitivi vissuti da protagonista - sostiene l’ex difensore bianconero - L’alternanza in vetta alla classifica era continua fra noi, Dossese e Quistello, col Segnate altro grande esponente di quella stagione entusiasmante».

Partendo da un gruppo costruito in allegria, sino al trionfo finale nel quale i ragazzi del presidente Faroni riuscirono a sfruttare al meglio ogni occasione: «Gara dopo gara la convinzione in noi aumentata, eravamo riusciti a creare un ambiente veramente bello, nel quale divertirsi, giocare e cercare di primeggiare».

Individuare alcuni punti fermi di quel gruppo, diviene esercizio necessario per lo stesso Micai che fissa il primo basilare riferimento nel condottiero dalla panchina di quel gruppo: «A guidarci era un grande signore del calcio come Luigi Sanseverino (già vincente a Pegognaga) e, oltre ai suggerimenti dalla panchina, al fianco dei più giovani quel Moglia disponeva di atleti veri, come il capitano Giorgio Bigi, affiancato dalla qualità di Franco Sessi, con bomber Antonio Tolino, poi anche ds del Moglia, spesso a completare il lavoro dei compagni».

Un trionfo voluto con serietà e sudore, del quale oggi Micai conserva un personale ricordo, con monito al futuro: «Riuscire a vincere un campionato ripartendo dai giovani, come fatto da quel Moglia rimane un grande ricordo, anche personale. Sono trascorsi vari anni e, ripensando oggi, ai racconti di quelle epoche verso i giovani, rispetto ad allora, manca la passione per concentrarsi e volere raggiungere un obiettivo bello ed importante come provare a gustare il successo». Come fecero i ragazzi di quel Moglia, come fecero quegli uomini nella piscina di Barcellona che divennero per tutti, il Settebello d’oro.

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