La favola Commessaggio e quel gruppo di giocatori indivisibili perfino in ferie

Brettani e il salto in Prima del ’90: «Patron Contesini un signore, in campo eravamo quasi imbattibili»

COMMESSAGGIO. Poco più di mille abitanti ma un posto d'onore nella storia del calcio dilettantistico mantovano. Se si dice Commessaggio, il pensiero non può che volare all'incredibile scalata dalla Terza categoria fino a un passo dalla serie D, maturata a cavallo tra anni Ottanta e Novanta. Il capolavoro della famiglia Contesini, Tazio prima e il figlio Fabio poi, capace di lanciare una piccola realtà su palcoscenici anche solo difficili da immaginare.

Tra i tanti campionati vinti, una stagione speciale è quella 1989-90, con il salto dalla Seconda alla Prima. Un torneo dominato grazie a una rosa che aveva ben poco a che fare con la categoria. «Ricordo che perdemmo la prima partita - racconta Massimo Brettani, ala sinistra di quel Commessaggio -. Poi non venimmo più sconfitti, con una serie importante di vittorie e solo 3-4 pareggi. C'erano molti elementi che venivano da piazze importanti e il gioco non era certo quello di una classica squadra di Seconda». Il tridente offensivo era un vero incubo per le retroguardie rivali: «Io giocavo a sinistra, Savazzi a destra e Quarantani punta centrale. A fine stagione eravamo arrivati a una quindicina di reti a testa. Ricordo che a fine girone d'andata, io e Savazzi eravamo stati più prolifici, mentre Quarantani aveva segnato meno. Uno smacco per lui, che era il centravanti. Nel girone di ritorno si scatenò e riuscì rapidamente a colmare il gap di reti».

A guidare la squadra era mister Vacchelli, coadiuvato da Roffia. Tra i tanti elementi di spicco, Paglioli, Della Nave, Cipriani, Buoli, Lombardi. «Con alcuni di loro ci ritroviamo tutt'ora, a più di trent'anni di distanza. All'epoca eravamo un gruppo molto unito. Insieme a cena, in ferie». Il derby più sentito quello con il San Matteo, mentre in Prima la rivalità più tosta sarà con la Casalese. Inevitabile e doveroso ricordare, però, chi aveva reso possibile il miracolo Commessaggio. «Tazio Contesini era un vero signore. Prima che un dirigente e un grande imprenditore, era un tifoso. Era sempre con noi. Negli spogliatoi in settimana, alle cene del venerdì, la domenica ovviamente. Alle volte, in trasferta, veniva anche in panchina. Un attaccamento alla squadra che aveva anche tutto il paese, oltre che i dirigenti, in massima parte del posto. Al campo c'era sempre il pienone, anche perché la squadra vinceva e dominava spesso». Terzino di quella corazzata era Fabio Meli, scomparso pochi mesi dopo, nel giugno del 1990. A lui è intitolato il campo sportivo del paese, in via Indipendenza. Brettani, vera bandiera del Commessaggio, indossò quella maglia da metà anni Ottanta per una decina di campionati: «Arrivai nel 1984 dal Guastalla di Prima e fui uno dei primi colpi di Contesini. Rimasi fino all'anno del salto dalla Prima alla Promozione. Non potrò mai dimenticare, però, quel gruppo e quella società fantastica dove eravamo tutti amici».

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