«Quanti sacrifici, qui ho ritrovato me stesso mi son vaccinato anche per vincere a Tokyo»

VITO DELL’AQUILA Il campione olimpico e la dedica al nonno: «Mi guardava da lassù» 

l’intervista

È felice ma con sobrietà. Vito Dell’Aquila ha appena vinto l’oro alle Olimpiadi ma la sua è una gioia composta e irrefrenabile al tempo stesso. Composta perché è un ragazzo serio, irrefrenabile perché questa vittoria significa davvero tanto e non solo per lui. Sventola un tricolore che mette anche sulle spalle.


Sarà suo il primo spot dei medagliati azzurri per sensibilizzare gli italiani a immunizzarsi dal Covid.

«Mi sono vaccinato contro il Covid per venire a Tokyo a prendermi un oro olimpico. Sono sincero, io avevo un motivo in più. Ma aderisco molto volentieri alla campagna lanciata dal presidente del Coni, Malagò, per promuovere la vaccinazione: è giusto che lo facciano tutti».

C’è una dedica speciale per questa vittoria?

«È per mio nonno: mi chiamo come lui. Diceva sempre “Vito vince, Vito vince, vedrete”. Io ero scettico, e invece aveva ragione lui. Non c’è più da un mese e mentre combattevo mi guardava da lassù: ero certo che avrei vinto».

Mesagne è in festa per questo successo. È davvero il paese del taekwondo?

«Non c’è nessun segreto, solo tanto lavoro. Abbiamo un grande maestro, Roberto Baglivo, e poi la grinta di noi del Sud. La mia famiglia è umile e mi ha insegnato a lottare per i miei sogni».

Arrivare sul tetto del mondo quanto le è costato?

«In questi tredici anni ho fatto davvero tanti sacrifici, dalla sera alla mattina pensavo solo al taekwondo, senza uscire, non potendo mangiare quello che volevo, lasciando la mia città per vivere a Roma. Ecco, questa è stata la mia vita per arrivare a vincere una Olimpiade».

Una finale tutta d’oro che sembrava invece già di suo un traguardo.

«L’incontro è stato equilibrato, poteva vincere anche il tunisino che è molto forte. Mi esalta la lotta, non quando vinco facile».

Lei è l’espressione della Generazione Z alle Olimpiadi, di fatto un altro record.

«Sono onorato di essere il primo medagliato italiano nato negli anni 2000. Ho vissuto molto male il 2020, un anno senza obiettivi, tutto andava storto. Qui ho ritrovato me stesso. Ora che ho la medaglia al collo, posso dire che quest’Olimpiade è andata più che bene».

A.D.M.

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