Diana Bacosi scende un gradino del podio «Un argento bello»

La tiratrice a volo non replica la medaglia d’oro di Rio 2016 nello skeet «Ma sono felicissima, il mio ct mi ha tirato fuori da un momento nero» 

La storia



INVIATO A TOKYO

Un passo indietro. Ma il successo è anche poter vedere solo felicità in una medaglia d’argento. Diana Bacosi la prende così, con un grande sorriso e tanta gioia, dopo aver perso la finale per un solo piattello (56-55) contro l’americana Amber English. Lei che a Rio de Janeiro aveva battuto tutte e che a Tokyo scende il podio di un gradino nello skeet, l’unica variante del tiro al volo dove hai un solo colpo a disposizione.

«Nessun rimpianto, è una bella medaglia d’argento. Provo una grande emozione – dice a caldo la vice campionessa olimpica – e voglio dedicare questa medaglia a tutti gli italiani, perché è stato un anno difficilissimo. La pandemia ci ha messo in ginocchio, ma siamo stati capaci di rialzarci, nella vita e nello sport. Sono felicissima, e voglio abbracciare tutti coloro che in Umbria e Toscana, ne sono certa, hanno tifato per me». E sì, ringrazia due regioni alla volta. Perché Diana Bacosi è nata a Città della Pieve, nel cuore dell’Umbria, dove il presidente del Consiglio Mario Draghi trascorre tutti i momenti di relax nella sua residenza nel verde. Ma c’è anche la Toscana, visto che la famiglia dell’atleta del Gruppo sportivo Esercito vive da sempre a Cetona, in provincia di Siena.

«Dal punto di vista sportivo in questo anno ho avuto varie difficoltà – spiega ancora Bacosi – ma il nostro commissario tecnico Andrea Benelli mi ha tirato fuori dal momento nero e mi ha portato fino a questo argento». La difficile marcia di avvicinamento ai Giochi di Tokyo, dove l’obiettivo era tentare il bis della vittoria di Rio, ha avuto una svolta nel Tiro a volo Umbriaverde, uno dei centri d’avanguardia dove tirare in Italia, avvolto dalle verdi colline di Todi e Massa Martana. Sono state settimane di intensi allenamenti per Diana che ha dalla sua una mira praticamente infallibile ma che per troppo tempo è stata costretta a rallentare. Già nel 2018 rimase ferita a causa di un tremendo incidente stradale mentre accompagnava il figlio a scuola, raccontato anche con un post su Facebook. In questi mesi invece la pandemia. «Il lockdown è stato tremendo, per quasi un anno e mezzo non ho potuto vedere i miei genitori, avevo paura di toccare qualsiasi cosa, di portare a mio figlio un oggetto infetto. Mi sono rinchiusa in casa, non uscivo più. E quando ti manca la serenità non puoi allenarti bene, non ci riesci proprio», confessa tutto d’un fiato l’azzurra dopo la gara.

C’è il mondo intero in una finale olimpica come quella di ieri all’Asaka Shooting Range. È quando finisce che ti rendi conto quanto ti manchi il tuo di mondo: «Devo subito telefonare a mio figlio, vorrei tanto abbracciarlo e poi lui è il mio primo tifoso, mi ha seguito in tv con tutta la mia famiglia. Lui è romanista e dopo Rio Totti gli regalò la maglia. Stavolta da milanista vorrei prendere un caffé con Ibrahimovic. Mi manca tanto la pasta, questo sì lo ammetto». Le cose migliori della vita.

È anche per questo che poter mettere al collo un’altra medaglia, dopo tante vittorie in una carriera più che ventennale e con successi internazionali sin dal 2004, ha un sapore diverso questa volta: «Sentivo di poter fare bene, ho ancora tanto da dare a questo sport. Voglio arrivare a Parigi, posso guardare anche a Los Angeles. Il primo obiettivo però è il 2024, poi ci penseremo». Per ora si torna a casa, sapendo di essere scesa di un gradino dal podio ma di aver scalato una montagna. —

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