Garozzo e quelle lacrime amare d’argento l’Italia della scherma che non vince più

Nel fioretto il siciliano ko. Gli azzurri tornano a casa senza oro nelle gare individuali: è la prima volta dal 1984 

il caso

Stefano Mancini


INVIATO A TOKYO

Dici Mosca 1980 e pensi alla vittoria di Mennea nei 200, al boicottaggio Usa e alla politica che entra di peso nello sport olimpico. Ma un altro, minuscolo dettaglio statistico caratterizza quella edizione dei Giochi: la scherma azzurra torna a casa senza un oro nelle prove individuali. Dall’edizione successiva, quella di Los Angeles 1984, non succederà più fino a ieri, quando le lacrime di Daniele Garozzo hanno concluso l’ultimo duello di Tokyo 2020. Il fiorettista azzurro, oro cinque anni fa a Rio, si è arreso in finale al portacolori di Hong Kong, Ka Long Cheung, e si è dovuto accontentare di un argento. È la globalizzazione. Il mondo della scherma si allarga, così che emergere diventa sempre più complicato.

Alla Makuhari Messe Hall, Garozzo ha iniziato il torneo contro l’egiziano Hassan (punteggio15-6), negli ottavi ha sofferto contro il giapponese Mitsuyama (15-14), nei quarti si è imposto di forza (15-10) sul francese Lefort e infine ha superato in semifinale un altro giapponese, Shikine (15-9), per raggiungere in finale il portacolori di Hong Kong.

L’ha riconosciuto lo stesso Garozzo: alle nazioni che hanno fatto scuola, come Italia, Francia e Ungheria, si aggiungono Paesi emergenti, preparati, ambiziosi, affamati di medaglie. E succede di sottovalutarli. «Avrei dovuto fargli capire che per toccarmi doveva superare una striscia di sangue. Ho sbagliato. E lui è stato più bravo di me, bisogna riconoscere i meriti dell’avversario». Sintesi perfetta. Garozzo parte bene, si porta sul 5-1 e in quel momento sente di avere la partita in pugno. È l’inizio della sconfitta. Cheung recupera in un attimo e impone il suo gioco. Invano Fabio Galli, il suo maestro di scherma, da bordo pedana gli urla «devi soffrire». C’entrano i crampi che l’hanno colpito in semifinale e finale? Mancanza di preparazione? «No, mi sono allenato molto bene. Però sono emotivo e questo mi porta a consumare più energie del normale».

Per Hong Kong si tratta di un risultato storico: seconda medaglia d’oro della storia olimpica, l’altra risaliva addirittura all’edizione di Atlanta 1998 nel windsurf, grazie a Lee Lai Shan. La scherma rimane una miniera importante del medagliere azzurro, ma i due argenti (l’altro di Samele nella sciabola, primo podio azzurro qui in Giappone) valevano qualcosa di più, soprattutto quello di ieri nel fioretto. Ce lo hanno raccontato in lacrime i due protagonisti: un pianto di rabbia e delusione. «Sono molto amareggiato, è un boccone amaro da mandare giù, però tra qualche giorno diventerà una magnifica medaglia vinta» è lo sfogo del fiorettista siciliano. I suoi 28 anni gli regaleranno altre chance, a partire da Parigi che è lontana tre anni appena.

In tribuna, il sottosegretario dello Sport, Valentina Vezzali, la più grande schermitrice italiana, gli legge nel pensiero: «Adesso gli fa male, è normale che sia così - ma quando gli sarà passata la vivrà come un successo importante della sua carriera».

Adesso cominciano i tornei a squadre, che per la prima volta sono estesi a tutte e tre le armi. L’Italia ha dunque ancora sei possibilità di arricchire il medagliere. Deve sfruttare i sentimenti negativi delle sconfitte e trasformarli in energie positive. Per dirla alla Garozzo: «C’è un solo modo per lucidare il mio argento: vincere la gara a squadra». —

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