I siluri azzurri

Impresa della 4x100 sl argento dietro agli Usa, prima volta alle Olimpiadi Martinenghi bronzo nei 100 rana. In vasca ragazzi che fanno la storia



INVIATA A TOKYO


A destra ci sono gli americani che invece di abbracciarsi si prendono a spallate e hanno schiene immense, bicipiti enormi, bocche aperte per chiamare la vittoria. A sinistra c’è l’Italia del quartetto che ha fatto la storia senza averne l’aria.

Alessandro Miressi, Thomas Ceccon, Lorenzo Zazzeri e Manuel Frigo si prendono un argento nella 4x100 che in azzurro non si era mai visto, tengono dietro l’Australia, una superpotenza del nuoto, fanno un record italiano che inizia ad avere un senso nel mondo, 3’10”11 e mentre i vicini saltano battendosi i pettorali noi stiamo lì, a cerchio, a tirare il fiato, ansimanti dopo un’incredibile avventura. Invece delle urla esce un desiderio: «La farei un’altra volta». Come un lancio con il bungee jumping, un giro sulle montagne russe. I campioni manga che si fanno la parodia da soli, gli atleti che esaltano l’anima anche in assenza di fisici straordinari.

Non che i nostri siano poco allenati, ma gli azzurri predicano calma e usano l’autoironia come carburante. Prendi Nicolò Martinenghi che la stazza ce l’ha e la usa per raggiungere il bronzo nei 100 rana e unirsi al party della velocità. Però se lo metti vicino ad Adam Peaty, il divoratore di record che riconferma l’oro vedi più differenze che similitudini. Il fenomeno ha il collo a tronco, le vene in evidenza e l’ostinazione nello sguardo, mentre Tete, come da placido soprannome, esaurita la potenza del gesto si scioglie in un sorriso. I nostri siluri sprigionano energia poi si trasformano in palloncini colorati, leggeri, felici. Sono proprio come i disegni giapponesi che aggiungono capelli sgargianti sopra figure quotidiane e forme tonde a confondere i profili reali. Miressi che ha lanciato la staffetta, è appassionato del genere e non trova un titolo per descrivere il suo gruppo «bisogna farlo, la staffetta stile manga». Potrebbe occuparsene Zazzeri, noto sui social come «zazzaart»: è appassionato di pittura, ma lui frequenta il genere iperrealista. Ha in mente un quadro che parte da una fotografia, quella in cui Manuel Frigo, dopo aver tenuto dietro l’aussie Chalmers, 93 chili di massa magra, raggiunge il suo gruppo.

La nuvola per il fumetto se la scelgono loro, tra i commenti sparsi dopo un risultato figlio della crescita di un movimento. Miressi, l’albatros per i due metri di altezza che a cui vanno aggiunti alcuni centimetri di sneakers, la sua fissazione: «Ora mi compro le Jordan 1». Scarpa vintage da più di 5000 euro e sfizio che diventa abbordabile con il buono medaglia, 90 mila euro lorde. Ceccon, ex ribelle refrattario alla puntualità diventato modello di comportamento, un po’ americano sembra. Affronta la semifinale dei 100 dorso e la 4x100 in mezz’ora: «Io stavo tranquillo, in seconda frazione non li mettono mai quelli forti veri. Avevo un confronto facile». E un lanciato da 47”45 che non ha nulla di ordinario. Zazzeri: «Ma neanche nel mio sogno più riuscito c’ero io con l’argento» e Frigo: «Ho dato tutto, mi sono tagliato anche i baffi». Fuori dalla 4x100 e sempre dentro all’anomalia italiana Martinenghi: «Mi hanno dato della promessa per così tanto che credevo di scadere. Sul podio raramente ho aperto gli occhi, pensavo a tutte le persone della mia vita. Hanno creduto in me più di quanto abbia fatto io».

L’Italia dello sprint scappa dagli stereotipi e si muove rapida, impossibile da etichettare. In bilico tra la concentrazione e l’ironia, una cifra unica. Miressi che dice dell’ultimo dio del nuoto, l’infallibile Dressel: «Mi ha sverniciato e tanto si sapeva». Martinenghi che usa pratiche orientali per tenere a bada le ansie e smitizza il credo di ogni fenomeno: «Bisogna vivere non si può solo nuotare altrimenti l’equilibrio te lo scordi».

Se l’Italia del calcio agli Europei ci ha ripetuto che la differenza si fa insieme, questa esalta, la ricchezza di uno sport cresciuto per emulazione. I medagliati di oggi sono gli eredi dei fenomeni di Sydney 2000, l’anno in cui l’azzurro della piscina è diventato sistema. Da allora non c’erano medaglie nella rana, Martinenghi segue alla coppia Fioravanti-Rummolo. Da allora non si vedeva una staffetta da podio, dalla 4x200 di Brembilla-Cercato-Rosolino-Magnini. Ventuno anni fa c’erano le punte, mancava la base. Ora possiamo permetterci di fare spareggi tra i velocisti e lasciamo vuote poche corsie. Le piscine chiuse per più di un anno, in certi casi senza riaprire mai più, potrebbero interrompere il flusso, far cadere il testimone, ma l’effetto manga può tamponare l’interruzione. Quale bambino non vuole somigliare a un cartone animato. —

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