Anani, l'avventura a Tokyo è finita: «Che emozione, come un sogno»

Niente da fare contro la quota per coreano Gwak per l'atleta di Cavriana. Sul tatami nonostante un infortunio, anche lo staff azzurro nel suo soccorso

MANTOVA.L’avventura di Daniel Anani all’Olimpiade di Tokyo si è interrotta al primo turno del tabellone dedicato alla categoria -90 kg di judo. D’altronde il sorteggio non era stato benevolo con il giovane judoka di Cavriana, che di fronte si è ritrovato il coreano Donghan Gwak.

Ques’ultimo si è imposto col punteggio di 10-0 grazie ad un ippon: Anani, in gara sotto le insegne della Nazionale ghanese, si è dovuto arrendere ma si è comunque goduto appieno una grande soddisfazione, quella di poter calcare un tatami tanto prestigioso come quello olimpico, in un tempio del judo come il Budokan di Tokyo. «Infatti l’emozione di salire sul palcoscenico olimpico, sia per me che per lui, è stata tanta ed ha sicuramente giocato un ruolo importate – racconta Vittorio Serenelli, maestro del judo Le Sorgive di Solferino che l’ha accompagnato –. Sapevamo che il coreano era un osso duro: Daniel ha dimostrato di non essere inferiore fisicamente ma ha sicuramente pagato l’aspetto tecnico e il gap di esperienza rispetto ad un avversario che si è inserito al meglio nei suoi punti deboli. Pazienza, per noi esser qui era già un sogno».

Anche perché Anani, a causa di un fastidio alla caviglia riscontrato in allenamento, aveva rischiato proprio all’ultimo di dover rinunciare alla gara, perdendo due giornate di allenamento. E sarebbe stato un vero peccato. «Dobbiamo ringraziare per questo sia il fisioterapista e il medico della Nazionale ghanese, che è una piccola grande famiglia – dice Serenelli – che lo staff medico della Nazionale italiana, che ci ha assistito all’interno del centro fisioterapico del villaggio olimpico».

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