Contenuto riservato agli abbonati

Il Mantova va incontro a due sfide durissime: primo, blindare la porta

In nove giornate di torneo finora l’Acm ha sempre subìto gol. Il 20 ottobre a Trieste e poi col Sudtirol si prova a invertire la rotta

MANTOVA. La settimana terribile del Mantova, che dopo aver affrontato il Lecco farà visita domani 20 ottobre (alle 18) alla Triestina e poi ospiterà domenica 24 (17.30) il Sudtirol, è iniziata in chiaroscuro. Da un lato, infatti, il punto strappato ai blucelesti è preziosissimo visto come si erano messe le cose; dall’altro però la squadra non ha offerto una buona prova, pur riprendendosi un po’ nel secondo tempo.

I biancorossi continuano a fornire segnali contrastanti e nelle ultime gare sembrano soprattutto aver perso in parte il filo del gioco. Di certo il livello tecnico degli avversari si è alzato (il riferimento è a Juventus e Lecco) ma questo non basta a spiegare le difficoltà enormi incontrate negli ultimi impegni interni. Innanzitutto perché Juve e Lecco con tutto il rispetto non sono Ajax e Barcellona (ma a tratti lo sono sembrati al Martelli) e poi perché contro avversari altrettanto quotati le cose erano andate diversamente.

A Salò, per esempio, contro quella che attualmente è la terza forza del campionato, s’era vista tempo addietro un’Acm con tutt’altro piglio e con maggiore fluidità di manovra.

È anche vero che una squadra molto giovane può andare incontro ad alti e bassi di rendimento, così come lo è che una formazione che punta molto sul pressing può incontrare più difficoltà contro avversari maggiormente dotati tecnicamente.

Detto tutto ciò, resta l’impressione che il Mantova debba ancora trovare una sua dimensione definitiva sul piano tecnico-tattico. Ma può cercarla - e questa è la nota positiva del momento - contando già sulla forza morale e caratteriale di un gruppo vero. Se c’è infatti una costante in questo primo quarto della stagione biancorossa è la capacità dimostrata dalla truppa di mister Lauro di saper reagire alle difficoltà e di saper tenere botta nei momenti più duri delle partite.

Non è un caso che le uniche due sconfitte siano state incassate di misura (1-0 contro Albinoleffe e Juve) e che il Mantova non si sia mai disunito, anche se messo alle corde dagli avversari per lunghe fasi del match. Questa caratteristica è fondamentale per una squadra che punta alla salvezza e va coltivata come una risorsa assai preziosa. Per sfruttarla appieno, però, serve un passo in più. Quello che può aiutare a trasformare almeno in piccola parte i pareggi in vittorie.

Uno spunto? Ridurre le disattenzioni nella fase difensiva, visto che nelle prime 9 giornate del torneo la squadra ha sempre subìto gol e quando non è riuscita a segnare ha finito col perdere. Non che dieci reti al passivo in nove partite siano tantissime, ma a volte le gare si possono vincere anche 1-0 e per riuscirci è importante tenere la propria porta inviolata. Specie se non si può contare su un attacco-mitraglia.

L’altra riflessione è legata alla capacità di adattarsi alle situazioni. Il girone A di serie C, come del resto un po’ tutti i campionati, propone avversari molto diversi per caratura. E, se da un lato è auspicabile che una squadra abbia la propria identità e sappia imporla contro ogni avversario, è altrettanto vero che in certi casi - quando si capisce di essere incudine e non martello - può essere utile cambiare pelle e tentare altre strade. Contro il Lecco s’è visto qualcosa del genere nella seconda parte della ripresa ed è andata bene. Insistere.

Video del giorno

Metropolis/13, Folli: "Se fossi Salvini ci penserei due volte a candidare Casellati"

La guida allo shopping del Gruppo Gedi