Salami al debutto sfiora il podio alla maratona di Venezia

Marco Najibe Salami, nato a Ostiglia, ha disputato la maratona a Venezia ed è giunto quarto, primo degli atleti italiani

L’atleta dell’Esercito è quarto alle spalle di tre keniani: «Sono più che soddisfatto. È un’esperienza che ripeterò e mi sarà utile in futuro»

VENEZIA. Dopo i successi nel mezzofondo per l’ostigliese Marco Najibe Salami è arrivato un eccellente quarto posto (primo degli italiani e dietro a tre keniani) al debutto nella maratona, specialità che è la giusta evoluzione per il percorso di un atleta che ha avuto negli ultimi anni un felice inserimento nel Gs Esercito, in cui è entrato dopo una non semplice burocrazia da superare per potere ottenere finalmente la cittadinanza italiana, lui che è nato a Ostiglia da padre marocchino di Tangeri e da madre spagnola di Gibilterra.

Solare in ogni circostanza, umile quel che occorre per fare bene in una disciplina che richiede (per dirla con Churchill, ma non siamo distanti dalla realtà) sangue, sudore e lacrime, Salami è fra i tecnici di uno dei gruppi più prestigiosi, anche grazie all’intensa collaborazione con la campionessa Elisa Cusma. Domenica Salami ha tagliato il traguardo a Venezia con un tempo di 2h14’57’’ dietro al keniano Anderson Saitoti Seroi, vincitore con 2h12’21’’, primato personale. Salami è più che soddisfatto di sé, all’arrivo in Riva Sette Martiri e non potrebbe essere altrimenti visto il grande impegno con cui si era preparato alla gara.

«Questo tempo era alla mia portata – ha dichiarato – forse avrei potuto fare anche qualcosa di meglio ma non mi aspettavo di correre in queste condizioni climatiche perché è stato bello entrare a Venezia con il sole, ma il vento ha caratterizzato tutta la durata. In ogni caso sono molto soddisfatto della mia prestazione. L’obiettivo di adattarmi al diverso ritmo della gara rispetto agli impegni in pista lo considero assolutamente raggiunto; le sensazioni durante la gara sono state buone, ci sono state difficoltà nella parte finale, d’altronde quando vedi una piccola rampa di un ponte dopo tanti km, di certo non fa piacere. Per portare a termine una maratona ho capito che bisogna correre tanto e lavorare ancora di più. Mi sto formando come tecnico dell’Esercito; prima di insegnare volevo imparare non solo la parte tecnica ma anche quella fisica».

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