Dataclisma, l'umanità ai tempi dei big data

Il libro di Christian Rudder, matematico laureato ad Harvard, cofondatore e presidente di OkCupid, di cui guida da anni il team di analytics, uno dei maggiori siti di dating online degli Stati Uniti, analizza il genere umano attraverso la lente dei big data. "La cosa che sorprende dell'umanità? Che stereotipi e luoghi comuni sono veri"

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"LA COSA che sorprende dell'umanità? Che stereotipi e luoghi comuni sono veri". La frase, buttata lì ad inizio intervista, sembra degna di una chiacchiera da bar. Se non fosse che al telefono, da New York, c'è Christian Rudder. Matematico laureato ad Harvard, è cofondatore e presidente di OkCupid, di cui guida da anni il team di analytics, uno dei maggiori siti di dating online degli Stati Uniti. Dal primo di giugno è disponibile nelle librerie il suo saggio Dataclisma (Mondadori, pp 312, 32 euro), che analizza il genere umano attraverso la lente dei big data. Una delle cose che emerge è la nostra assoluta prevedibilità. "Le persone giudicano spesso dalla prima impressione", continua Rudder. "E gli uomini guardano sempre con interesse alle ventenni, poco importa che abbiano la stessa età oppure che siano oltre i cinquanta anni. Mentre le donne al contrario prima dei trent'anni giudicano più interessanti i ragazzi più grandi di loro, dopo i trenta invece quelli poco più piccoli".  
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Chi siamo quando pensiamo che nessuno ci stia guardando, è il sottotitolo del libro. E a quanto pare quando siamo online, dunque pensiamo che nessuno ci guardi, siamo di una disarmante scontatezza. "Prima potevamo solo intuirlo, ora ne abbiamo la certezza", conferma lui senza troppa enfasi. Tornando ai suoi big data, un'altra verità che emerge è che gli uomini sono più magnanimi nei giudicare i profilo delle donne che esamino. Su OkCupid si dà un voto da uno a cinque e se la media da una parte è tre, dall'altra la severità porta alla media del due.

Ma non si tratta solo di analisi sul mondo dei cuori solitari. Dataclisma, per quanto non sempre voli alto e raramente si lascia andare alla teoria, è pieno di perle e di intuizioni. Una di queste riguarda lo studio della percezione dello scorre del tempo in base all'analisi dei vocaboli operata su quel corpus immenso di testi che va sotto il nome di Google Books: trenta milioni di volumi digitalizzati. E' grazie a loro che è nato un nuovo campo di analisi detto "culturomica": i cambiamenti dell'uso delle parole nel corso del tempo. I riferimenti all'anno 1850 fatti nel 1851 erano trentacinque ogni milione di parole scritte. Via via sono aumentati fino ad arrivare a duecentocinquanta nell'anno 2000. Questo significa che il presente ha conquistato uno spazio sempre maggiore nel corso del tempo.

Non solo presente, ma anche ultra veloce. Rudder fa notare come la maggior parte dei messaggi su Twitter di successo, siano scritti in meno di dieci secondi. E che appena l'uno per cento degli account detiene il 72 per cento di tutti i follower disponibili, mentre lo 0,1 ne ha circa il 50 per cento. Una insospettabile polarizzazione, tanto che "è molto più facile guadagnare un milione di dollari che avere un milione di seguaci sul social network", per usare le parole dell'autore. Ma in generale buona parte del libro è spesa nell'analisi di comportamenti concreti, dall'uso dei termini in base alla propria appartenenza etnica sui social network alle gaffe fatte dai politici Usa online.

Ci sono poi dei temi che il cofondatore di OkCupid affronta solo alla fine del suo saggio, come l'uso dei dati personali da parti dei colossi del Web. "Ma questo non è un libro sulla privacy", puntualizza lui. "E se è vero che Google probabilmente è una delle compagnie che ha nella mani il maggior numero di informazioni sui suoi utenti, è altrettanto vero che è quella che fornisce il maggior numero gratuito di servizi. E allora si tratta di scegliere: se li si adopera poi è inutile lamentarsi. Io personalmente li frequento poco, ma anche se lo facessi non mi spaventerei. Nella vita c'è di molto peggio che affidare informazioni che ci riguardano a Facebook & Co". Perfino la portata effettiva nelle nostre vite dello scandalo legato al controllo planetario operato dall'Nsa va, secondo l'autore, ridimensionata. Perché alla fine c'è un altro lato della medaglia: i big data possono, e spesso sono, usati per migliorare il mondo. O almeno è questo quel che pensa Christian Rudder.


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