Trasferire WhatsApp da iPhone ad Android: storia di un fallimento

Backup incompatibili, funzionalità mancanti e applicazioni truffaldine che spillano soldi e non funzionano: spostare le chat dell'app di messaggistica tra iOS e il sistema di Google è semplicemente impossibile

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Se state pensando di passare da uno smartphone Android ad un iPhone o viceversa, sappiate che dovrete sacrificare nel processo tutto lo storico dei vostri messaggi WhatsApp. La ragione è semplice: non c’è alcun metodo ufficiale per trasferire le chat, le foto e i video collegati al vostro account da una piattaforma all’altra. Avete capito bene: WhatsApp, l’applicazione di messaggistica più diffusa al mondo, acquisita da Facebook nel 2014 per circa 19 miliardi di dollari, non offre ai suoi 2 miliardi di utenti attivi la possibilità di trasferire i loro contenuti tra iOS e Android in maniera semplice e sicura. 

Android con Android, iPhone con iPhone
Il passaggio da un telefono Android ad un altro, o da un iPhone ad un nuovo iPhone, è semplice e immediato. Basta fare un backup su Google Drive o su iCloud dalle impostazioni di WhatsApp e poi attivare lo stesso numero di telefono sul nuovo dispositivo. L’applicazione troverà in automatico il salvataggio più recente e ripristinerà i dati, senza alcuna perdita di informazioni nel processo.

Questo procedimento non si può però utilizzare nella migrazione tra Android e iOS, ci spiegano dall’azienda, perché la struttura dei dati fra i due backup non è compatibile. La risposta ufficiale di WhatsApp, insomma, è questa: se decidete di spostare l’account da uno smartphone Android su un iPhone o viceversa, rassegnatevi a perdere tutte le vostre conversazioni, le vostre foto, i vostri video, e tutto ciò che avete condiviso con i vostri contatti nell’app fino a quel momento. Magra consolazione: l’unica cosa che si salva da questa epurazione sono i gruppi, che ritroverete (seppur vuoti) all’interno di WhatsApp sul nuovo dispositivo.  

Il mercato grigio delle app di migrazione
Di recente, nel tentativo di spostare un account da un vecchio iPhone 8 a uno smartphone OnePlus di ultima generazione, abbiamo potuto toccare con mano ancora una volta le conseguenze delle anacronistiche limitazioni di WhatsApp. Assodato in tempi rapidi che non esiste alcuna soluzione ufficiale al problema, non ci siamo però dati per vinti, e abbiamo provato a cercare soluzioni per utenti avanzati, convinti che in qualche modo, smanettando un po’, la fantomatica transizione si potesse comunque fare. 

Ci si è aperto un mondo: non di soluzioni alternative efficaci e magari open source, bensì di software a pagamento, sviluppati da aziende sconosciute con nomi che ispirano ben poca fiducia. In altre parole, approfittattori e parassiti che hanno trovato terreno fertile nel vuoto tecnologico lasciato dall’assenza di una soluzione ufficiale di migrazione. 

I risultati di Google pullulano di inserzioni per app di migrazione a pagamento costose e insicure

 

Che si chiamino iMyfone, MobileTrans, Dr Fone, WazzapMigrator, il copione di ogni applicazione è sempre lo stesso: il sito promette un’operazione semplice ed efficace, nasconde il più possibile il prezzo (spesso in abbonamento) del software, e non chiarisce in alcun modo il metodo utilizzato per trasferire le informazioni da uno smartphone all’altro. I risultati su Google sono pieni per pagine e pagine di contenuti tutti uguali, spesso duplicati, oppure di falsi tutorial sponsorizzati su blog e siti tecnologici, tutti pagati per parlare positivamente di app di migrazione che - molto semplicemente - non funzionano. 

State alla larga da Dr. Fone
Ci saremmo potuti fermare qui, consapevoli della necessità di passare al più presto a un servizio di messaggistica tecnologicamente più avanzato e attento alle necessità dei propri utenti. La curiosità da nerd e il dovere di cronaca, però, hanno avuto la meglio, e abbiamo deciso comunque di acquistare una delle varie applicazioni che promettono di abilitare la migrazione di WhatsApp. 

Dopo attenta ricerca, principalmente per capire quale fosse l’app con meno probabilità di rivendere i dati della nostra carta di credito nel dark web, la scelta è finita su Dr. Fone di Wondershare. L’applicazione è una specie di suite di programmi con funzioni dedicate, tutti prezzati separatamente per massimizzare i profitti. Il software principale si scarica gratuitamente, ma per poi utilizzare una delle app è necessario attivare un abbonamento annuale.

La nostra scelta è ricaduta su “Dr. Fone Trasferimento WhatsApp”. Abbiamo pagato i 35€ dell’abbonamento annuale, iva inclusa, e abbiamo ricevuto nel giro di pochi minuti la licenza di attivazione collegata al nostro account. Una volta collegati i due smartphone al Mac abbiamo avviato il processo di migrazione. Ed è qui che abbiamo iniziato a notare le prime “red flag”: traduzioni sbagliate, errori grafici nell’interfaccia e pochissima trasparenza sulle operazioni in corso nella schermata che illustra il progresso del trasferimento.

Tutto trasuda sciatteria: la guida che mostra come attivare l’USB-debugging sullo smartphone Android utilizza screenshot realizzati su Android 7.0, a dimostrare che questa e altre applicazioni approfittano oramai da anni dell’assenza di una soluzione di migrazione ufficiale delle chat di WhatsApp. 

Il salvataggio delle informazioni dall’iPhone ha richiesto circa 40 minuti per un archivio di circa 5GB. Al netto della pessima interfaccia, va detto che ha funzionato. È nel ripristino verso lo smartphone Android, però, che iniziano le sorprese. La già citata modalità di debugging USB è una funzione avanzata per sviluppatori che lascia all’app la libertà di fare ciò che vuole sullo smartphone Android. 

Dr. Fone usa questa funzione per installare non una bensì due applicazioni sul dispositivo senza informare l’utente in maniera adeguata. Una delle app è un tool di migrazione proprietario, probabilmente necessario per completare l’operazione di trasferimento. L’altra (e qui siamo rimasti a bocca aperta) è una versione di WhatsApp modificata, che non corrisponde a quella ufficiale presente sul Play Store. 

Di fatto l’utente che non si accorgesse di questo passaggio finirebbe per utilizzare sul proprio telefono non l’app WhatsApp ufficiale, bensì un apk modificato da Wondershare. Incuriositi dall’operazione abbiamo messo lo smartphone OnePlus in modalità aereo, per evitare connessioni remote o trasferimenti di dati e abbiamo provato comunque a completare l’operazione, ma senza successo. L’app continuava a chiederci di attivare i permessi di lettura e scrittura per l’apk fasullo di WhatsApp.

Qui abbiamo fermato l’operazione, eliminato ogni traccia dei software installati da Wondershare Dr. Fone sullo smartphone di destinazione, e revocato l’autorizzazione per il debugging per mettere in sicurezza lo smartphone Android.

Un rappresentante dell’assistenza di Wondershare, contattato per email, ha dapprima provato a negare l’evidenza, poi ha cercato di evitare il rimborso provando a convincerci che non vi fosse un diritto di recesso sull’acquisto. È bastata un’altra email, con toni bellicosi, in cui spiegavamo nel dettaglio le operazioni insicure e potenzialmente pericolose condotte dall’operazione per sbloccare la situazione. Il rimborso è arrivato su PayPal nel giro di due giorni. 

Non vogliamo neppure immaginare quanti possano essere, però, gli utenti meno esperti che hanno portato a termine l’operazione, non si sono accorti di nulla, e magari continuano ad utilizzare un apk alternativo di WhatsApp sul quale, potenzialmente, può essere presente qualsiasi tipo di bug, codice malevolo, o falla di sicurezza.

WhatsApp lo sa, e non fa nulla
WhatsApp è a conoscenza dell’esistenza di queste applicazioni e delle pratiche truffaldine utilizzate per migrare le chat da un dispositivo all’altro? Sì, come dimostra questa pagina delle FAQ , dove si spiega per filo e per segno che “le app che pretendono di spostare le tue chat di WhatsApp da un telefono all'altro sono versioni alterate di WhatsApp. Queste app non ufficiali sono sviluppate da terzi e violano i nostri Termini di servizio. WhatsApp non supporta queste app di terzi perché non possiamo convalidare le loro pratiche di sicurezza”. 

La soluzione di WhatsApp al problema consiste nel bannare temporaneamente gli account che utilizzano queste applicazioni. Insomma, una toppa peggiore del buco: dopo aver comprato un’app per la migrazione in assenza di una soluzione ufficiale, gli utenti del servizio rischiano pure di vedersi tagliati fuori perché utilizzano - molto probabilmente a propria insaputa - versioni alterate e non ufficiali di WhatsApp.

La luce in fondo al tunnel?
Preso atto dell’impossibilità di migrare in sicurezza le chat, abbiamo proseguito lo stesso nello switch al nuovo telefono. Alla fine l’operazione di trasferimento ha coinvolto foto, contatti, calendari, messaggi, oltre ad applicazioni di ogni tipo, incluse due app per l’online banking, vari altri strumenti social, app di messaggistica: di queste WhatsApp è l’unica che ci ha costretto ad abbandonare conversazioni, foto e video accumulati nel corso di cinque anni. 

Utilizzare l’app di messaggistica più diffusa al mondo, in altre parole, significa concedere in ostaggio i propri dati a un’applicazione costellata di ingiustificabili lacune tecniche. Lacune a cui l’azienda decide di non porre rimedio ormai da anni, abilitando così un mercato grigio di soluzioni alternative truffaldine e pericolose. 

Con un tempismo perfetto, pochi giorni fa il sito WABetaInfo ha pubblicato una notizia che accende un barlume di speranza: WhatsApp starebbe lavorando infatti a un tool di migrazione che potrebbe essere integrato in una futura versione dell’applicazione per iOS e Android. Il condizionale rimane d’obbligo, però: già in passato fra la scoperta di queste funzioni in versione beta e il rilascio ufficiale sono passati mesi, se non anni.

Nel frattempo Telegram, che negli ultimi mesi ha guadagnato centinaia di milioni di utenti grazie agli scivoloni di WhatsApp sul tema della privacy, permette già di esportare e reimportare singole chat con lo stesso contatto, facilitando così la migrazione definitiva, un contatto alla volta, dall’app concorrente. Con la persona coinvolta in questa storia abbiamo scelto di fare esattamente così, passando lo storico delle nostre conversazioni su Telegram senza perdere nulla. 

Il fatto che WhatsApp stia lavorando a una possibile soluzione è certamente una buona notizia. Quando il tool di migrazione arriverà, però, sarà comunque troppo tardi. Nel frattempo milioni di persone avranno rinunciato ai propri dati, perso foto importanti, abbandonato video e messaggi di auguri nel pozzo senza fondo digitale di un'applicazione il cui successo planetario rimane uno dei grandi misteri irrisolti della tecnologia.