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Privacy, 10 contromisure facili per difenderci meglio

Le cose da fare per evitare che i nostri dati finiscano chissà dove in molti casi non sono difficili: una guida rapida per un problema serio
3 minuti di lettura

La pubblicità di quelle scarpe che abbiamo visto online che ci segue ovunque navighiamo, Booking che ci manda una mail al giorno per chiederci se siamo ancora interessati al viaggio che pensavamo di fare, Facebook e Instagram che ci mostrano inserzioni proprio sulla giacca che avevamo messo nel carrello su Zalando o sul libro che stavamo per comprare su Amazon. O magari sull’orologio di cui avevamo solo parlato con qualcuno.

 

Online i banner ci sono sempre stati, ma da qualche anno sono diventati più invadenti, oppure, come sostengono le aziende, “personalizzati sulle tue esigenze e sui tuoi gusti”. Ma questo significa permettere ai siti e alle app di conoscerle, le nostre esigenze e i nostri gusti.

 

È possibile difendersi? Sì, come dimostra la nuova politica per la protezione della privacy adottata sugli iPhone. È facile difendersi? Non tanto, e bisogna mettere in conto una vita online leggermente più complicata, perché cedere una parte più o meno ampia della nostra privacy è il prezzo da pagare per avere servizi gratuiti che permettono di condividere e archiviare foto online, essere localizzati e guidati da una parte all’altra di una città sconosciuta, comprare qualsiasi cosa e farcela spedire a casa, leggere gratis le notizie da tutto il mondo e così via. E se questo prezzo non vogliamo pagarlo più, molte di queste cose non potremo averle più.

 

 

Come fanno le aziende a sapere tutto
Prima di capire come difendersi è importante capire come fanno le aziende a sapere cosa ci piace. I colossi della Rete, dai motori di ricerca ai social network, dai siti di ecommerce a quelli dei giornali, alle app, monitorano quello che facciamo online e nel mondo reale, in modi più o meno trasparenti, raccolgono informazioni su di noi e le cedono alle aziende.

 

Online, lo fanno soprattutto in 3 modi:

  • con i cookie, minuscoli file di testo che tengono traccia delle nostre preferenze per un determinato sito (password comprese), e possono anche contenere la nostra intera cronologia di navigazione;
  • con la funzione login con…: quando accediamo a un sito usando il nostro account Facebook o Google, quel sito ottiene informazioni sulla nostra mail, sulla nostra posizione nel mondo, sui nostri amici e contatti sui social;
  • con il Facebook Pixel, una stringa di codice inserita nelle pagine di tantissimi siti, che permette al social network di Zuckerberg di tenere traccia di tutto quello che facciamo online, anche seguendoci da un sito all'altro.

 

Nel mondo reale, soprattutto attraverso:

  • il rilevamento della nostra posizione grazie al Gps dello smartphone, che permette di sapere dove abitiamo, come ci spostiamo nel tragitto casa-lavoro, quali negozi abbiamo vicino e a quali passiamo spesso davanti;
  • la lista degli amici, che permette a Facebook di sapere con quali persone interagiamo più spesso, probabilmente anche dal vivo, e di ipotizzare che se un nostro contatto è fan di una serie tv, magari ne ha parlato con noi (è uno dei motivi per cui vediamo banner di cose che non abbiamo mai cercato online).

 

 

I 10 passi da fare per provare a difendersi
Per quanto riguarda i banner personalizzati, fondamentale è la pagina Ads Settings di Google, cui collegarsi dopo avere fatto login per scoprire tutto quello che Big G sa di noi. Dopo essere entrati, possiamo:

  • disattivare del tutto la personalizzazione degli annunci (è attiva di default), impedendo a Google di profilarci sulla base delle nostre ricerche;
  • oppure agire su ogni singola voce dell’elenco per attivare o disattivare gli annunci su quello specifico argomento (basta cliccare su Abbigliamento e poi su Disattiva per impedire il tracciamento delle nostre ricerche in quell’ambito).

 

Visto che l’attività di profilazione di Google è solo una delle tante alle quali siamo sottoposti online e offline, serve altro:

  • cancellare periodicamente i cookie (si fa così su Chrome, così su Edge e così su Safari), ricordando che c’è il rischio di cancellare pure i dati di accesso e le password di siti che consultiamo quotidianamente;
  • cancellare periodicamente la cronologia di navigazione del browser e pure la nostra attività sui motori di ricerca (quella fatta su Google è nella pagina My Activity);
  • limitare il più possibile l’uso del login con…, creando una password specifica per ogni sito che chiede di autenticarci o almeno controllare quali informazioni si cedono usandola, anche deselezionando quelle superflue;
  • installare un’estensione che permetta di sapere se il sito su cui stiamo navigando nasconde qualche Facebook Pixel (quella per Chrome è qui), così da poter decidere come agire su quel sito, dove cliccare e dove no o anche se visitarlo con la modalità “In incognito”, disponibile sui browser più diffusi;
  • installare un ad blocker, cioè un software che blocchi la visualizzazione dei banner, tenendo presente che in molti casi questo renderà impossibile la navigazione del sito;
  • installare un browser più attento alla privacy, come DuckDuck Go o Firefox Focus, che integrano funzioni anti-tracciamento, da usare quando si vuole più discrezione (non tutti i giorni, perché l’esperienza di navigazione non è esattamente gradevole);
  • disattivare la ricezione degli annunci personalizzati e l’attività di profilazione che li permette, sui dispositivi Apple, su Facebook, Google e anche su Twitter.

 

Le ultime accortezze da prendere, a metà strada fra mondo reale e virtuale, fra offline e online, sono soprattutto due:

  • disattivare il Gps dello smartphone attraverso le impostazioni dedicate alla Geolocalizzazione, eventualmente riattivandolo in caso di necessità, ricordando che senza rilevamento delle posizione non potremo sapere in che direzione è la stazione, quali ristoranti abbiamo accanto, dov’è la farmacia più vicina o a che distanza siamo dalla persona con cui abbiamo appuntamento;
  • usare il buon senso, che sembra un’ovvietà ma tanto un’ovvietà non è, e procedere online con le medesime cautele con cui agiamo offline, che si tratti di inserire i dati della carta di credito su siti sconosciuti o accettare condizioni d’uso che impongono di cedere tutte le informazioni che ci riguardano.

 

Insomma, comportiamoci con la tecnologia come facciamo con gli esseri umani: la nostra fiducia va guadagnata, non concessa al primo (programma) che passa.