Almanacco dell'Innovazione - 14 giugno 1941

Il bourbon, la guerra e il genio: storia di ABC, il primo computer digitale

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Il 14 giugno 1941 John Mauchly incontrò John Atanasoff e la storia dei computer è cambiata. Non era il loro primo incontro. Era il secondo. Si erano conosciuti qualche mese prima, a Philadelphia, nel dicembre 1940 quando Atanasoff aveva raccontato a Mauchly la misteriosa macchina che stava costruendo. Un computer, appunto. Ora la storia dell'informatica è piena di prime volte, ma la misteriosa macchina a Atanasoff  pare che vada davvero considerato il primo computer digitale. Sebbene il suo inventore non abbia mai finito di costruirlo perché nel dicembre 1941 i giapponesi attaccarono Pearl Harbour e anche gli Stati Uniti si ritrovano nella seconda guerra mondiale. 

John Atanasoff 

Insomma la macchina si chiamava ABC, Atanasoff Berry Computer: Berry stava per Clifford Berry, uno studente di ingegneria che il professor Atanasoff si era scelto per portare avanti il suo sogno. Era nato nel 1903 ad Hamilton, New York, figlio di Ivan Atanasov che a sua volta era arrivato negli Stati Uniti, con uno zio, quando aveva un anno appena, dopo che i genitori in Bulgaria erano stati uccisi nella guerra con la Turchia (gli cambiarono il cognome all'arrivo ad Ellis Island). John Atanasoff era stato un ottimo studente di matematica e dopo la laurea l'università dell'Iowa gli offrì di diventare insegnante. Qui realizzò l'ABC che è considerato il primo computer digitale. Non era un computer come quelli che usiamo noi: pesava 320 chili, conteneva 1,6 chilometri di cavi, ed era grande come una scrivania. E poi non era un computer in grado di fare tutto (general purpose) come i nostri, ma soltanto una cosa: risolvere contemporaneamente un certo numero di equazioni. Eppure l'ABC aveva già tre caratteristiche che verranno dopo adottate da altri computer: rappresentava i numeri secondo il sistema binario del digitale (0 e 1); svolgeva le operazioni usando strumenti elettronici e non meccanici; infine teneva la memoria separata dalla capacità computazionale. 

In quell'incontro del 14 giugno 1941 ad Ames, Mauchly restò molto impressionato: durò quattro giorni e Mauchly che era un fisico, analizzò a lungo il prototipo e i manoscritti di Atanasoff. Fino a quel momento Mauchly, che aveva inventato una macchina per calcolare le previsioni del tempo, non aveva mai pensato ad un computer digitale. Con lo scoppio della seconda guerra mondiala Atanasoff fu chiamato dalla Marina; prima di partire per Washington D.C. chiese all'università dello Iowa di presentare brevetto per l'ABC ma non lo fecero.  e qualche mese dopo scrisse ad Atanasoff dicendo che avrebbe voluto sviluppare quella idea e chiedendo se avesse nulla in contrario. Mauchly qualche mese dopo l'incontro scrisse ad Atanasoff dicendo di voler portare avanti l'intuizione del collega chiedendo se avesse nulla in contrario. Ma nei diversi incontri che i due ebbero a Washington nel 1943 non disse mai che stava realizzando un computer che era l'evoluzione dell'ABC. Ci lavorò con un collega ingegnere dell'università della Pennsylvania e nel dicembre 1945 era pronto: si chiamava ENIAC ed era programmabile, elettrronico e in grado di fare una ampia gamma di operazioni (general purpose). L'ENIAC ha un posto d'onore nella storia dei computer ma nel 1973, in seguito ad un lunghissimo contenzioso, un giudice  stabilì che il brevetto dell'ENIAC non era valido perché "il tutto nasceva dall'intuizione di John Vincent Atanasoff".

Non è questo lo spazio per analizzare il merito della disputa, ma è significativo che il 13 dicembre 1990, il presidente degli Stati Uniti George H. W. Bush abbia conferito ad Atanasoff la Medaglia al valore per la Tecnologia. Cinque anni dopo morirà e dopo altri due anni l'università dell'Iowa completò l'impresa di costruire il computer ABC che non era mai stato finito. E' lì, al primo piano del Durahm Center for Computation con i manoscritti del suo inventore dove si può leggere di quella notte di inverno del 1937 in cui Atanasoff, frustrato per gli insuccessi registrati fino ad allora, salì in macchina e iniziò a guidare senza meta. Dopo quasi trecento chilometri si fermò in una specie di autogrill in Illinois dove ordinò un bourbon: la leggenda vuole che in quel momento i pensieri gli si chiarirono e vide per la prima volta cosa stava realizzando. Un computer.