Criptovalute

Il Trilemma Blockchain ci spiega perché Bitcoin ha un futuro assicurato

(reuters)
Ethereum guida i contratti intelligenti, ma nel mondo delle criptomonete la vera battaglia si gioca su un altro piano
3 minuti di lettura

Si sente sempre parlare di Bitcoin, di come la criptovaluta più conosciuta al mondo abbia visto il suo prezzo salire e scendere come sulle montagne russe negli ultimi 12 mesi: dai circa 4700 dollari per unità di metà marzo dello scorso anno fino al record (momentaneo) di circa 64mila.

Sembra che Bitcoin sia l’unica criptovaluta che possa davvero crescere di valore, e che quello delle cosiddette altcoin sia in realtà destinato a essere inglobato dalla rete con più alto valore oggi, il cosiddetto oro digitale.

E invece la realtà dei fatti è molto diversa. È vero che il bitcoin (la moneta) ha un valore intrinseco comparabile a quello dell’oro: entrambi si scavano (il termine inglese è sempre mining) e sono difficili da trovare e così come ci sono le miniere d’oro, esistono le miniere di computer in cui si creano nuove criptovalute. E i costi affrontati per estrarre l’oro sono anche molto inferiori a quelli che si devono sostenere per estrarre criptovalute: per mantenere Bitcoin (la blockchain), c’è un consumo energetico annuo maggiore del fabbisogno energetico di Paesi come l’Ecuador, la Svizzera e molti altri. A oggi servono circa 140 Terawattora l’anno per fare sì che Bitcoin sia la rete più sicura del pianeta.

E probabilmente Bitcoin rimarrà sempre così. Servirà sempre molta energia per tutti i computer che dovranno eseguire calcoli specializzati: per la validazione delle transazioni, per il raggiungimento del consenso su un blocco e per tutta una serie di altre piccole o grandi operazioni che vengono eseguite centinaia di migliaia di volte ogni giorno. Questo perché Bitcoin è una blockchain ormai solida, ma anche molto strutturata e complessa.

Non serve un permesso speciale per vedere cosa succede nella rete: è tutto su Github, la piattaforma per la gestione di codice condiviso. Le issues sono i bug che devono essere risolti e le pull request sono le proposte di cambiamento di una o più funzionalità, sia di interfaccia sia di logica matematica o di teoria dei giochi.

Analizzando le discussioni sul codice di Bitcoin, si nota come la rete sia stata aggiornata circa una volta ogni 3 mesi negli ultimi 5 anni. E molti di questi aggiornamenti non sono sostanziali, ma servono per risolvere problemi e migliorare l’efficienza della rete in alcune situazioni. Insomma, la rete Bitcoin non sta cambiando di molto. E questo è un bene, perché nel mondo crypto Bitcoin è considerato come un governo transnazionale, e quindi per ogni nuova proposta è necessario un alto livello di consenso tra i migliaia di attivisti, sviluppatori e imprenditori che hanno costruito tantissimo grazie alla rete. E da Bitcoin sono nate, per aggiunta o per contrasto, tutte le altre reti che oggi sono meno conosciute, ma che stanno arricchendo il valore complessivo dell’industria crypto.

Tutte queste reti sono nate perché Bitcoin ha posto un grande problema, che sino a quel momento nessuno si era mai posto in maniera pratica e che nell’industria crypto si definisce il Trilemma Blockchain.

Bitcoin e il Trilemma Blockchain
Il Trilemma Blockchain, conosciuto anche come Trilemma della Scalabilità, dice che in una rete distribuita che scambia informazioni non si può raggiungere il massimo livello in un aspetto senza compromette le prestazioni degli altri due. Gli aspetti in questione sono la scalabilità, la sicurezza e la decentralizzazione.

Una rete distribuita è definita scalabile se può gestire il flusso (lo scambio) di un numero pressoché illimitato di transazioni. Oggi la rete Bitcoin gestisce 5-6 transazioni al secondo, Ethereum circa 10-12. Per avere un termine di paragone, Visa, fra più grandi circuiti di pagamento al mondo, ne gestisce 1700 al secondo.

Si dice poi che una rete distribuita è decentralizzata se può raggiungere il consenso sulla validità delle transazioni anche se i nodi della rete non si conoscono e sono gestiti da entità diverse e localizzate in posti diversi: Bitcoin ed Ethereum hanno reti con decine di migliaia di nodi in mano a migliaia di entità diverse, mentre Visa gestisce tutte le transazioni da sola.

Infine, una rete distribuita è definita sicura se è resistente agli attacchi esterni. Il più comune esempio di un attacco è il double spending (in italiano, doppia spesa): si fa credere alla rete che il denaro in possesso sia stato speso una volta, quando in realtà è stato speso due o più volte; per fare questo, l’attaccante deve convincere nello stesso momento più del 50% della rete che quello che sta dicendo è vero. Più è grande la rete, più è difficile fare questa operazione. Da questo punto di vita, Bitcoin ed Ethereum sono pressoché impenetrabili, mentre Visa è fallibile, perché è sufficiente (anche se difficile) hackerare i server dell’azienda per riscrivere la storia.

Al netto delle semplificazioni, il concetto fondamentale è che una rete sicura è una rete che non può in qualche modo tornare indietro nel tempo e garantire che tutte le operazioni siano finali e non modificabili.

Bitcoin e il problema della scalabilità
Bitcoin ha un alto livello di decentralizzazione e sicurezza, ma una bassissima scalabilità, Ethereum fa leggermente meglio, ma i numeri di Visa sono ancora lontani. Ecco perché, soprattutto negli ultimi 3 anni, sempre più sistemi distribuiti (come Polkadot, Cosmos, Eos, Near, Solana, Algorand e Avalanche) stanno proponendo nuove soluzioni tecnologiche.

Alcuni di questi progetti si focalizzano sulla decentralizzazione (come Polkadot, Cosmos, Solana e Avalanche), altri sacrificano la decentralizzazione per la scalabilità (Eos e Binance Smart Chain): in generale, nessuno di quelli che puntano al consolidamento nel lungo termine sacrifica la sicurezza. Per esempio, il progetto Avalanche (una rete fondata da Emin Gün Sirer, professore della Cornell University) punta a risolvere il trilemma con un nuovo protocollo di consenso, basato su un sistema completamente diverso da quello impiegato su Bitcoin o Ethereum.

Insomma: Bitcoin ha il futuro assicurato come rete e moneta che rappresenta l’intera industria crypto, ma sono sempre di più gli sforzi per cercare una soluzione al Trilemma Blockchain. E visti i costanti progressi, prima o poi qualcuno riuscirà a trovarla.