Succede negli Usa

Se il copyright diventa un’arma di dissuasione contro i manifestanti

Negli Stati Uniti, alcuni agenti di polizia riproducono musica dallo smartphone durante le manifestazioni per impedire la pubblicazione su YouTube di video che li ritraggono. Ma non sempre funziona
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Negli Stati Uniti, il diritto delle persone di riprendere e diffondere filmati che mostrano un agente di polizia in azione è sancito dal Primo emendamento della Costituzione, quello che garantisce la libertà di parola e di espressione.

Però, la libertà di dire ciò che si vuole a mezzo stampa o sulle piattaforme social non include la possibilità di farlo utilizzando materiale coperto dal diritto d'autore, a meno di possedere una specifica licenza di riproduzione: lo sa bene l'agente Shelby della polizia di Oakland, in California, che durante un confronto pacifico con un manifestante dell'associazione Aptp (Anti Police-Terror Project) ha iniziato a riprodurre Blank Space di Taylor Swift ad alto volume sul proprio cellulare.

Lo scopo, ammette candidamente l'agente nel video diffuso dai manifestanti, non è interrompere la ripresa o distrarre gli interlocutori: la canzone serve (in teoria) a impedirne la diffusione su YouTube, i cui algoritmi automatici sono in grado di rilevare la presenza del brano ed eventualmente innescare la rimozione del video per violazione del copyright. Nel filmato (che al momento in cui scriviamo è ancora online) si sente appunto dire all'agente che "puoi registrare quanto vuoi, ma non lo potrai postare su YouTube".

Una tattica (non) nuova
Non è la prima volta che la polizia americana utilizza questa tattica. Già tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021 alcuni attivisti avevano denunciato la stessa pratica, adoperata allora dalla polizia di Beverly Hills. La differenza rispetto al video emerso questa settimana, oltre alla selezione musicale (Sublime e Beatles al posto di Taylor Swift) è che gli agenti non avevano ammesso apertamente di voler sfruttare gli algoritmi per la protezione del copyright per evitare la diffusione dei video.

Al netto delle considerazioni etiche, sfruttare gli automatismi delle piattaforme per minimizzare la diffusione di un video è una trovata alquanto astuta. Non a caso l'idea non è della polizia, bensì di un attivista antifascista americano che già nel 2019, su Twitter, aveva suggerito di riprodurre musica durante i comizi dell'estrema destra per facilitare la messa al bando delle organizzazioni razziste su YouTube e altre piattaforme. In quell'occasione, lo scrittore Cory Doctorow aveva messo in guardia dai possibili utilizzi nefasti di una simile tattica, che poteva per l'appunto ritorcersi anche contro le manifestazioni pacifiche degli attivisti per i diritti civili.

È interessante notare che il confronto tra i membri dell'Aptp e il poliziotto non era in alcun modo violento, neppure nei toni. L'agente aveva chiesto la rimozione di un cartello, secondo lui posizionato male, mentre i manifestanti contestavano la futilità della richiesta. Gli attivisti si erano riuniti davanti al tribunale di Oakland durante un'udienza del processo al poliziotto accusato di aver ucciso l'afroamericano Steven Taylor in un supermercato di East Bay ad aprile 2020. Proprio perché tutto si è svolto civilmente, non è chiaro il motivo per cui l'agente Shelby abbia voluto limitare la diffusione del video con la tattica della canzone a tutto volume.

Come funziona il Content Id
Lo stratagemma alla fine non è neppure servito a niente: come detto, il video è ancora disponibile su YouTube, dove Content Id, l'algoritmo per la tutela del copyright, non ha innescato un Claim, cioè la procedura che potrebbe portare alla demonetizzazione del video.

Sebbene Content Id generi spesso falsi positivi, il funzionamento del sistema non è così inflessibile come sembra supporre il poliziotto, perché l'algoritmo funziona in maniera tale da lasciare sempre al detentore dei diritti l'ultima parola sulla liceità dell'utilizzo del contenuto: "Di solito il reclamo è finalizzato solo a tracciare o monetizzare il video, non a bloccarlo. Quindi, il video rimane attivo con quelle richieste (ma può avere annunci pubblicitari) e si può ancora condividere", si legge nelle linee guida di YouTube. Ancora: "Le rivendicazioni di Content Id non si traducono in Copyright Strike, sospensioni del canale o cessazione del canale. Tuttavia, se credi che un reclamo sia stato fatto per errore, puoi contestare il reclamo".

Che cosa sono i Copyright Strike
Altra cosa sono invece le ammonizioni per violazione del copyright, che non riguardano il Content Id, ma devono passare per una specifica richiesta legale di rimozione del video da parte del detentore dei diritti. È una procedura meno immediata, che richiede una notifica formale. Dopo 3 di queste cosiddette ammonizioni scatta il cartellino rosso per il canale e per l'account, che vengono terminati, con la rimozione di tutti i video caricati sino a quel momento e l'imposizione di un ban sulla creazione di nuovi canali.

Il sistema implementato dalla piattaforma di Google è tutt'altro che perfetto: in passato ha generato casi illustri di falsi positivi ed è stato sfruttato per realizzare truffe ed estorsioni basate su finti Copyright Claim. In quei casi, YouTube è però intervenuta subito, dichiarando tolleranza zero verso questo tipo di illeciti.

L'effetto Streisand
In altre parole, è estremamente difficile che una canzone popolare come Blank Space, verosimilmente protetta dal Content Id, possa innescare una richiesta legale di violazione del copyright se utilizzata in un video di questo tipo, per altro in condizioni potenzialmente protette dalle clausole di fair use (cioè l'utilizzo lecito e documentale, senza fini di lucro) del materiale. Si può supporre che in un caso come quello di questo video, un eventuale reclamo tramite Content Id non porterebbe dunque alla sospensione del video o al blocco del canale. E se una segnalazione dovesse arrivare, gli autori del video potrebbero con ogni probabilità avere la meglio in caso di contestazione del reclamo

Resta invece da chiedersi perché un poliziotto, durante un confronto pacato e non violento con un manifestante, abbia voluto utilizzare questa maldestra tattica per evitare la diffusione di un video totalmente innocuo: la risposta a questa domanda attiene a un dominio differente, che ha che fare con la radicalizzazione del discorso democratico negli Stati Uniti, un tema assai più controverso e complesso delle bizantine leggi sulla tutela del copyright.

Intanto, come spesso accade in questi casi, più delle leggi sul copyright ha potuto l'effetto Streisand, cioè il fenomeno per cui il tentativo di limitare o censurare un'informazione o un contenuto risulta in una pubblicizzazione molto più ampia: al momento, il video che non doveva essere su YouTube ha oltre 610mila visualizzazioni. Su YouTube, ovviamente.