Storia di Internet

Vent'anni dopo il G8 di Genova torna online Indymedia

"Don't hate the media, become the media" era il motto di quello che è stato il primo, grande esperimento di giornalismo partecipato. Che dal primo luglio è di nuovo accessibile a tutti, e pubblica i post del 2001 nello stesso giorno e nello stesso minuto
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Cassette Mini Dv, i (rari) telefonini, modem con la connessione 56K, macchine fotografiche analogiche, poche le digitali. I social network non esistevano. Quando, nel 1999, a Seattle, nacque Indymedia, quello che divenne il più importante network globale di informazione indipendente, il contesto era questo.

Internet non era ancora così pervasiva e gli strumenti digitali erano alla portata di pochi. Eppure, manipoli di mediattivisti e di hacker sparsi in tutto il mondo riuscirono a creare quello che ora si potrebbe descrivere come il primo, grande, esperimento di giornalismo partecipato. A 15 anni dalla sua chiusura, l'archivio di italy.indymedia.org è di nuovo online. Congelato, così come era nel 2006, quando il gruppo storico di attivisti che lo animava ha deciso di decretare la fine di quel percorso. Ma con una parte dinamica: una vera e propria Time Machine, attiva su Telegram e anche su Twitter, che dal primo luglio pubblica "in tempo reale", nello stesso giorno e nello stesso minuto di 20 anni fa, i post comparsi su Indymedia nel 2001.

Per ridare visibilità alla quantità di informazioni, immagini, video, testimonianze, che, durante le giornate del G8 di Genova e quelle immediatamente successive, si riversarono sul sito. E senza le quali anche le verità ricostruite in sede processuale sarebbero state quantomeno parziali.

 

Un po' di storia di Indymedia
Nata a Seattle per documentare le proteste contro il Millennium Round, all'interno di quello che venne chiamato Independent Media Center, Indymedia arriva in Italia nel 2000. L'occasione per l'apertura del nodo locale è quella della manifestazione No Ocse a Bologna.

Ma passeranno mesi prima che si inizi a consolidare il nucleo di mediattivisti che costituirà il nucleo storico del progetto: un più che disomogeneo mix tra videomaker, operatori dell'informazione di vario tipo, attivisti dei movimenti. E soprattutto di cui faceva parte la comunità che si era andata a formare, dal 1998 in poi, intorno agli Hackmeeting e agli hacklab, gli unici ad avere le competenze per gestire il software di Indymedia. Così come quelle per mettere insieme media center (vere e proprie redazioni multimediali) tirandoli su anche in luoghi tutti da cablare, ovvero senza connessione. E che dentro Indymedia riversarono la loro idea di Rete: uno spazio aperto, da frequentare nel modo più orizzontale possibile, utilizzando gli strumenti del software libero, condividendo saperi e strumenti.

"Don't hate the media, become the media" era il motto di Indymedia, come a dire: il mio punto di vista conta tanto quello degli altri. Non ha bisogno di nessuna mediazione per poter essere narrato. Fu il primo strumento a permettere a tutti di poter pubblicare e commentare liberamente. Bastava scegliere un nickname per pubblicare: nessuna registrazione, nessun dato fornito (tantomeno rubato), nessun log conservato in nessun server.

Il sito di Indymedia era diviso in 3 sezioni. A sinistra la parte riservata ai link, per i nodi locali e internazionali e quelli riservati ai dossier tematici, che ora potremmo chiamare longform. La colonna centrale ospitava le feauture, ovvero gli approfondimenti realizzati, in modo collaborativo, attraverso mailing list e chat (non esistevano ancora programmi di instant messaging). Qui confluivano le notizie verificate postate sul newswire e quelle scritte dallo stesso gruppo di gestione. La colonna di destra (chiamata, appunto, newswire) era la parte veramente rivoluzionaria, quella libera, dove chiunque poteva scrivere, commentare o caricare materiale audio e video. O anche trollare, esattamente come succede ora nei social network.

Cos'è successo dopo la chiusura
Con la chiusura dell'esperienza italiana di Indymedia, il sito non è più stato raggiungibile. Almeno fino al primo luglio 2021. A lanciare l'operazione di recupero della memoria digitale è stato SupportoLegale, collettivo nato nel 2004 all'interno di Indymedia (poi diventato indipendente) per rispondere alla richiesta di aiuto della segreteria legale del Genoa Social Forum. E che ha continuato a lavorare fino a ora con l'obiettivo di "difendere e sostenere tutti e tutte". Un'operazione che ha permesso di far tornare online il vecchio sito di Supporto e quello di Processig8.org dove è archiviato tutto il materiale realizzato dalla segreteria legale. Più complicato rendere di nuovo accessibile Indymedia: un backup organico non esisteva. C'era solo un vecchio hard disk e la copia del database recuperata durante i vari tentativi, fatti negli anni, di rimandare online il sito.

Poi, la scintilla. Una chat dove, 15 anni dopo, si è improvvisamente ritrovato gran parte del nucleo storico di Indymedia. Un'alchimia di energie e competenze che ha permesso di rimettere insieme i pezzi del nodo italiano. Ora Italy.indymedia.org è di nuovo accessibile. E con essa è tornata online anche Pillolarossa, la prima controinchiesta partecipata sui fatti di piazza Alimonda, realizzata da cittadini, giornalisti e attivisti che si sono incontrati proprio grazie al Newswire di Indymedia. L'occasione è data dai 20 anni dal G8 di Genova, momento che segnò anche l'inizio dell'esplosione di Indymedia Italia che ora non si presenta soltanto come un pezzo di archeologia digitale.

Una splash page accompagna nella navigazione del sito statico e raccoglie tutte le feature più interessanti realizzate da Indymedia su quanto accaduto a Genova nel 2001. Così come è possibile vedere i vecchi video, a partire da Aggiornamento #1, diffuso nell'agosto del 2001, e scaricare micro clip, tratte dai filmati storici, da usare come Stories o come Reel su Instagram.

E poi, la vera e propria Time Machine: un salto indietro nel tempo a 20 anni; gli stessi post pubblicati sul Newswire nel 2001 che rimbalzano da un canale Telegram a un account Twitter. Seguirne il flusso nel 2021 potrebbe anche risultare straniante per chi è abituato ai ritmi frenetici con cui compaiono ora i post su Twitter.

Nei primi giorni di luglio sono pochissimi i post pubblicati quotidianamente (anche meno di 10): si andranno a moltiplicare a ridosso delle giornate di Genova, ma sarà solo negli giorni immediatamente successivi che il Newswire andrà a riempirsi di video, foto e testimonianze. Gli smartphone non esistevano, i cellulari erano pochi e persino gli sms costosi: per poter pubblicare era necessario arrivare davanti a un computer. E comprimere foto e video, per poterli rendere fruibili in un'epoca contrassegnata dall'indimenticabile suono del modem 56K, con i suoi infiniti tentativi di connessione.