La storia

Dalle palestre alle app, così Technogym è uscita dalla pandemia

L'azienda di Cesena, fornitrice del Comitato olimpico di Tokyo 2020, ha affrontato il difficile anno del coronavirus concentrandosi più sulle nostre case che sulle palestre
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Bisognerebbe chiedere a un gestore di palestre se gli è piaciuta la cerimonia di apertura di Tokyo 2020, quegli attrezzi rigorosamente senza marchio al centro dello stadio a ricordare mesi di sport negato, ma anche e soprattutto a certificare la nascita dell'home sport, che non è semplicemente lo sport praticato a casa: è qualcosa di più.

La risposta sarebbe il sorriso tirato di chi, in quelle scene, ha visto il suo lavoro cambiato definitivamente: l'home sport, che sarebbe più giusto dire personal sport, sta alla palestra come Netflix sta alla televisione tradizionale e tutti abbiamo sperimentato la differenza fra la libertà dello streaming e le costrizioni del palinsesto.

Dopo il sorriso, il gestore di palestre potrebbe anche confessare un dubbio: giusto agganciarsi al carro dei ristori o sarebbe stato meglio qualificarsi come soggetto attivo del Piano nazionale di Ripresa e resilienza, promuovere l'efficientamento energetico delle palestre dimostrando quello che sono in realtà, cioè centrali energetiche, proponendo abbonamenti diversi (più usi gli attrezzi, meno paghi), perché la struttura sfrutta l'energia che produci?

La rivincita di Technogym
E considerando che quegli attrezzi al centro dello Stadio olimpico erano senza marchio, ma erano evidentemente riconoscibili come prodotti Technogym, l'azienda di Cesena fornitrice del Comitato olimpico, per trovare risposte al domani delle palestre è meglio vedere cosa bolle nella pentola di Nerio Alessandri, il romagnolo che ha sfidato gli Usa a casa loro visto che la collaborazione con i Giochi è cominciata nel 1996 con quelli di Atlanta.

E nel quartier generale dell'azienda, inaugurato anni fa da Bill Clinton, nel mezzo di quella che Alessandri ha voluto chiamare Wellness Valley, in un campus in cui i tecnici e gli operai hanno un fior di palestra a disposizione, il futuro non è un luogo, ma un modo di vedere le cose.

L'home workout per uscire dalla crisi
Chi si aspettava una stagione difficile per Technogym con le palestre chiuse, ha sbagliato. L'azienda è in piena salute proprio per l'intuizione di Alessandri, forse il primo degli sport-upper, partito dal più classico dei proverbiali garage, con la moglie prima modella per i cataloghi. Immaginare la Wellness Valley, recuperando la lezione storica del mens sana in corpore sano e attualizzandola con lo stare bene classico della Romagna, significa capire che la salvezza non è un luogo, ma uno stile di vita.

Così gli attrezzi oggi continuano a uscire dall'azienda, destinazione tutto il mondo, palestre, ma anche case, aziende, hotel, e la Technogym App viaggia ancora più veloce grazie alle rotte suggerite dall'uso dell'intelligenza artificiale. Ogni cliente ha un Id, una Wellness Identity: in palestra la colleghi agli attrezzi; altrove hai uno smart coach a tua disposizione. Offerta ricca e abbonamento accessibile (su technogym.com, mentre l'app è disponibile per iOS e Android). Si può scegliere tra i Signature Programs, quelli ricavati da anni di frequentazione dello sport professionistico, fra Olimpiadi, squadra di calcio, Formula 1 e tanto altro, oppure tra Routines e Sessions, ovvero programmi classici da palestra e video lezioni.

La rivoluzione dell'home, meglio del personal sport è rappresentata dal Movergy Index, che misura quanto è attivo lo stile di vita di chi pratica. Ai tempi dell'Expo, Technogym si era pure inventata una unità di misura, il move: per ogni 1000 movimenti registrati dai braccialetti al polso di quanti avevano partecipato al primo test allargato, significativamente non in ambito sportivo, regalava un pasto al World Food Program.

Quell'occasione mancata dal governo italiano
Anni fa Alessandri fu convocato dal governo a presentare la sua visione: lui parlò fissando negli occhi il ministro dell'Istruzione, convinto che la salute sia un fatto principalmente di istruzione, ma quel ministro guardò da un'altra parte. Arrivarono i Giochi di Londra, nel 2012, e il comitato organizzatore di Sebastian Coe si ricordò di quel programma e varò un'iniziativa da declinare, guarda caso, in tutte le palestre: "600 winning, 60 millions stronger", che voleva dire che 600 atleti puntavano alla medaglia, ma tutta la popolazione, supportando loro, poteva e doveva ambire a una salute migliore.

Oggi, dopo il coronavirus, è ancora più facile capire il signore della Wellness Valley quando dice che "star bene è un dovere sociale".